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Gent.ma Prof.ssa Sforna,
noi del G.I.C. (Gruppo d’Impegno Cittadino) abbiamo pensato
di segnalare, alla Tua attenzione, un paio di temi da proporre agli alunni
delle classi Medie di Scurcola Marsicana.
Ci
permettiamo di comunicarti questi titoli perché sappiamo che sei sempre
stata sensibile ai temi culturali e storici di questo paese.
Sarebbe bello per noi, qualora volessi proporli, pubblicarli sul sito e sul
giornale di Giugno o di Luglio, periodo entro il quale dovresti farci
pervenire quelli più meritevoli.
Grazie
Aulo Colucci
Gent.mo
Dott.,
la
ringrazio
per l’opportunità offertaci, nel trattare tematiche sulla storia locale.
Essi,
contrariamente a quanto suggerito, sono solo due e di gruppo, onde evitare
apprezzamenti e valutazioni pretestuosi e imbarazzanti…
In
riferimento ad ambedue i quesiti vorrei puntualizzare che gli elaborati
realizzati partono da analisi attente e discussioni, sugli argomenti
trattati nei testi storici in nostro possesso e sono il risultato di
attività di gruppo.
Per quanto
riguarda il tema n° 1 la scrivente non può esimersi da una considerazione: a
prescindere dai tempi stretti dedicati al lavoro di lettura, comprensione e
rielaborazione sia dei materiali studiati che raccontati ella è del parere
che, una storia comprendente le origini fino ai nostri giorni non può essere
trattata né riassunta in quattro umili pagine, anche volendo selezionare le
parti più interessanti (che tra l’altro, se troppo succinte, farebbero
perdere il filo cronologico).
Inoltre, mi
permetto di dire che, per approfondire il discorso inerente lo studio dei
documenti e il successo ottenuto presso la popolazione, protagonista anche
se indiretta di tali eventi, ci vuole un’opera di sensibilizzazione
preventiva e allargata, oltrechè ben programmata.
Programma
che vede agire in sinergia gli abitanti di Scurcola e Cappelle,
l’Amministrazione comunale e, perché no, gli esperti di storiografia, in
un’ottica progettuale che si muove passo passo con il ruolo educativo –
propulsivo della scuola.
Per quanto
riguarda il tema n°2, la scrivente, condividendo l’interrogativo posto dagli
alunni sulla pertinenza della grazia chiesta da Carlo D’Angiò aggiunge che,
il discorso, molto complesso e difficile, potrebbe portarci lontano e
scivolare con molta facilità sul concetto di idolatria, un sentiero irto di
difficoltà e incomprensioni, perciò non percorribile, almeno per il momento.
C’è da aggiungere, inoltre, che le fonti storico- grafico- documentarie su
Scurcola non sono a conoscenza di tutti o se lo sono in maniera molto
superficiale. E ciò è un peccato perché costituiscono un serbatoio
conoscitivo di valore inconfutabile, soprattutto per le nuove generazioni,
le quali, spesso succubi di mode e consumismo, vengono travolte da un modus
vivendi tendente a sminuire i valori fondanti della tradizione, relegando
così nell’oscurità le proprie radici.
E’ risaputo
comunque che l’interesse dei ragazzi può essere suscitato e catturato
scegliendo argomenti significativi e accattivanti. Ma allora non è meglio,
al posto di trattare testi insignificanti e privi di attrazione (come si usa
spesso oggi nelle scuole) partire dalla preistoria, da quando gli uomini
vivevano nelle grotte? Come quelle di Ortucchio o Ciccio Felice di cui
abbiamo testimonianze sottoforma di resti o reperti fossili, la cui visione
tra l’altro è possibile? Queste storie “vere” non sono forse più belle e
interessanti delle fiabe?
Di qui
l’urgenza di interventi educativo-conoscitivi di sensibilizzazione, non solo
a carico delle famiglie ma soprattutto della scuola, quale istituzione che
dovrebbe svolgere una funzione termoregolatrice di conoscenze, nell’ambiente
dove opera. Come? Iniziando dalle ricerche-scoperta dei tesori (reperti)
nascosti nella propria terra, testimonianti l’esistenza di antiche civiltà
che si sono alternate nei secoli.
In fede
Prof.ssa Augusta SFORNA
TEMA N°1
Sono
pervenuti nelle famiglie scurcolane i due volumi “Scurcola Marsicana
Historia” e “Scurcola Marsicana Monumenta” sulla cultura locale. Quale
accoglienza hanno ricevuto e quali argomenti sono stati ritenuti più
interessanti?
Gruppo di lavoro:
CATINI
M. Elisabetta, COCCIA Claudia,
FIORI Dante, MONTI Valerio
I
due volumi “Scurcola Marsicana Historia” e “Scurcola Marsicana Monumenta”
pervenuti alla popolazione scurcolana, raccolgono la storia del paese, delle
zone limitrofe e dei suoi abitanti. Questi libri sono stati accolti con
sorpresa ed interesse, poiché illustrano fedelmente le epoche storiche e i
monumenti che hanno caratterizzato Scurcola. Il tomo “Monumenta” chiarisce i
risultati di ricerche di scavo, le analisi del patrimonio artistico, le
ricerche di superficie, le iscrizioni romane del territorio scurcolano e di
Cappelle e fornisce una carrellata di immagini fotografiche su Scurcola ed i
suoi personaggi famosi.
L’altro volume "Historia”, invece, racconta
la storia del territorio, in più parti molto dettagliata, dalle origini ai
tempi moderni.
Ma per poter parlare delle tematiche ritenute
più interessanti è stato necessario promuovere un’indagine presso gli
abitanti, accompagnata da un breve escursus storico- cronologico -
analitico, degli argomenti trattati. Solo in questo modo è stato possibile
affrontare una ricostruzione obiettiva, ovvero libera da possibili
inquinamenti soggettivo/approssimativi. Per quanto riguarda il testo su
citato ci è sembrato doveroso soffermarci su un passo tratto dalla pagina
riportante il saluto del Sindaco, Dott. V. Silvestri, passo da noi ritenuto
emblematico e degno di essere fedelmente trascritto.
“ L’identità di una comunità è fondata sulla
memoria che attraverso la conoscenza del passato, aiuta a costruire il
futuro e a capire meglio il presente”. E noi ci siamo soffermati proprio sul
passato più lontano, quello preistorico, pertanto difficile da ricostruire,
ma che ci si presenta sottoforma di tracce concrete, indelebili e nel
contempo misteriose.
Iniziamo dagli abitanti di Scurcola e
Cappelle che considerano i rilievi montuosi di S. Nicola, S. Felice ed l’ex
S. Giovanni de Alizio, nonché i Piani Palentini luoghi non solo familiari ma
importanti e degni di rispetto ( dei primi insediamenti abitativi e teatro
di una battaglia tra Svevi e Angioini), a cui sono molto affezionati. Nel
contempo, noi, grazie a queste fonti scritte e illustrate, possiamo passare
in rassegna l’età preistorica iniziando col dire che, già 18.000 mila anni
fa gli uomini cacciatori/raccoglitori occuparono alcune grotte sul bacino
fucense e che, nel Neolitico (6.200 anni fa) ci furono i primi insediamenti
di pianura, intorno al lago Fucino, abitati da genti dediti all’agricoltura
e all’allevamento; i primi insediamenti sul territorio scurcolano risalgono
infatti all’età neolitica, nelle vicinanze dell’attuale corso del Fosso la
Rafia, che viene da Cese, fra Carbonara e Setteponti.
Le testimonianze, a noi pervenute, lasciano
pensare che il massimo sviluppo dei villaggi lacustri coincida con l’inizio
di una architettura funeraria caratterizzata dal rito dell’inumazione e dal
corredo funerario, composto da oggetti di metallo. Si attribuiscono all’età
del Bronzo, infatti, le Necropoli dei Piani Palentini (città dei morti)
mentre i primi centri fortificati di Scurcola Marsicana risalgono alla prima
metà del Ferro.
In seguito, poi, a cambiamenti climatici ed
economico- sociali questi villaggi italici di pianura si spostano sulle
alture. Ed è sul finire del IX secolo che prende piede l’incastellamento
caratterizzato dall’unità culturale “sabellica” (“safina” in lingua
italica). Si tratta di una nuova realtà contraddistinta da centri
fortificati d’altura (“ocres” in lingua sabellica) e necropoli con tombe a
tumulo in pianura.
Quanto su esposto, riccamente documentato, sa
di fiaba, una fiaba che ti trascina, tenendoti sospeso sul filo
dell’immaginario collettivo, ricco di fascino. Questo modo di percepire e di
sentire, sorretto dall’orgoglio di appartenere alla propria terra, è quanto
abbiamo captato ascoltando attentamente la popolazione della zona.
E adesso, con un salto pindarico, approdiamo
– mettendo da parte conquiste romane, centuriazione e Colonia di Alba Fucens
- all’età medievale e il mondo Longobardo, periodo in cui prendono piede,
nel territorio appartenente al Ducato di Spoleto (al quale appartenevamo),
le prime testimonianze cristiane, le casate nobiliari , con i Conti dei
Marsi, gli abati e le Abbazie. Tutti termini che ci fanno ricordare altri
studi sul nostro territorio, portati avanti in occasione del Gemellaggio con
la Sicilia.
In quell’occasione abbiamo saputo che in
epoca medievale in Abruzzo Abbazie e monasteri erano numerosi e che il
grande potere economico, raggiunto da quelle benedettine, aveva stravolto
gli ideali dell’Ordine, fondati sulla “Regola”. Gli abati, infatti,
nell’amministrazione dei beni, usavano i mezzi ed i metodi adottato dai
feudatari sconvolgendo “l’ora et labora”.
Pertanto, allo scopo del ritorno pieno e
fedele alla regola di S. Benedetto, nacque l’Ordine cistercense. Nel 1277
Carlo d’Angiò assegnò all’Abbazia di S. Maria della Vittoria (ultima
fondazione cistercense in Abruzzo) un vasto patrimonio terriero e feudale
comprendenti: rendite in derrate, permessi di pascolo, e diritti di pesca. E
fu così che scoprimmo le “stanghe badiali” (una sorta di dazio obbligatorio
per i pescatori) risalenti al tempo in cui gli Orsini, i Colonna (ognuno
padrone delle sponde opposte di metà lago) e l’abate di Scurcola, si
contendevano i proventi sul pesce pescato.
Grazie ad alcuni studiosi/ricercatori
marsicani, sappiamo anche che il vocabolo Scurcola = Sculcule deriva dal
Longobardo Skulk = posto di guardia, per il controllo della via Valeria, e
Skulca deriva dal latino tardo- antico. Mentre il toponimo Cappelle attesta
l’esistenza di un casale nato (probabilmente) intorno a cappelle
devozionali benedettine, poste lungo il percorso della via Valeria.
Ma a questo punto diventa necessario aprire
un’altra parentesi per raccontare ai nostri lettori una nostra esperienza,
in proposito, molto significativa. Tutto è partito da un ricerca molto bella
e appassionante, portata avanti il primo anno di scuola, per affrontare un
concorso ( poi vinto), dal titolo “I tratturi e la transumanza”. I ragazzi
fecero di tutto: ricerche, foto, simulazioni, ecc, e fu allora che entrammo
in un mondo incantato, dominato da una natura incontaminata, con sullo
sfondo armenti e tratturi; inoltre, venimmo a sapere, da una nonna di
un’alunna, che la strada principale di passaggio per Tagliacozzo era
anticamente un grande tratturo che in seguito ha fatto posto ad una strada
con ai lati lati case e casupole. Tale racconto, confermò e arricchì la
nostra conoscenza contribuendo a dar forma alla nostra immaginazione, così
essa sconfinò in un tempo lontano, remoto, permeato da una vita fondata
sull’economia transumante, nonché accompagnata da credenze e riti sacri,
come le preghiere quotidiane dei pastori (nelle cappelle devozionali).
Proseguendo dobbiamo tirare in ballo le popolazioni barbariche che segnarono
la fine dell’Impero Romano d’Occidente e l’inizio del Medioevo. In questo
periodo si susseguirono diverse dinastie che portarono alla presenza di
numerosi monasteri nel territorio.
Ma ora passiamo a un personaggio leggendario
di grande rilievo, Federico II, con lui iniziò per Scurcola il periodo più
importante, l’età sveva, che terminò con la Battaglia dei Piani Palentini.
Una storia questa che merita di essere menzionata, poichè egli, al potere
del Regno di Sicilia, determinò un suo intervento diretto nelle terre
abruzzesi, con l’istituzione nel 1233 di uno Justitiarus Aprutii con sede a
Sulmona: da quel momento il termine Aprutium designerà tutta la regione
abruzzese. Scurcola che si vide infeudata in età normanna ai potenti baroni
De Pontibus, vi rimase anche sotto gli svevi. Ma dopo la morte di Federico
II Papa Innocenzo IV fece sposare sua figlia Risabella col potente nobile
romano G. N. Orsini e ciò lo attesta una lettera pontificia datata 6 aprile
1255. Tale documento, parlando dei nuovi domini di Tagliacozzo e Marano,
costituisce una prova dell’ arrivo degli Orsini nella Marsica.
Infine, la dinastia angioina che decadde nel
1441, fu sostituita con il Regno di Napoli e Alfonso d’Aragona. Situazione,
questa, che rimase in piedi fino all’Unità d’Italia.
Oggi, Scurcola Marsicana è un paese
piccolino ma carino, ricco di storia e di tradizioni. Tradizioni
antichissime, come le processioni del Venerdì Santo, il Cenacolo, le
Confraternite. Esse nacquero come istituzioni composte da laici, a carattere
religioso, nel periodo medievale, grazie a lasciti e donazioni, con scopi
caritatevoli e di mutuo soccorso. Ma ebbero il riconoscimento giuridico solo
intorno agli anni 1780/84, da parte del Regno di Napoli.
A nostro avviso, con questi due volumi
l’Amministrazione comunale vuol far conoscere una storia dalla quale non si
può prescindere, quella del proprio paese, storia che ne attesta l’identità
culturale; lo scopo è quello di imprimerla nelle menti delle nuove
generazioni, giacchè, come afferma spesso il nostro Presidente della
Repubblica Napoletano, “Un paese senza memoria è un paese senza futuro”.
Scurcola Marsicana 30/05/07
TEMA N°2
La Madonna
della Vittoria può essere considerata il primo simbolo della identità
scurcolana: ricerca tra tuoi conoscenti le ragioni che sono alla base di
questo grande attaccamento ad essa.
Gruppo di lavoro:
COLUCCI
Chiara, CORAZZA Valentina, D'ERAMO Manuele, GIALLONARDO Francesca
Gli abitanti di Scurcola, essendo molto
religiosi, festeggiano più di un santo, pur rimanendo particolarmente devoti
alla Madonna della Vittoria, senza dubbio il primo simbolo dell’identità
scurcolana. La motivazione forse va ricercata nella sua natura, capace di
evocare immagini relative ad un “evento straordinario”.
La ricorrenza di questa festività cade
nell’ultima settimana di agosto e in questo periodo vengono promosse
variegate manifestazioni. Esse vanno dai riti religiosi, quali messa e
processione, al divertimento pomeridiano e serale. In questa occasione le
strade del paese si riempiono di bancarelle; le piazze di giostre e palchi
dove si esibiscono orchestre e cantanti; le vie del paese di voci brulicanti
e felici schiamazzi.
La devozione per la Madonna della Vittoria ha
origini antiche, risale al periodo della battaglia dei Piani Palentini
(1268), combattuta per la supremazia di un impero: Svevo o Angioino . A tale
proposito si narra che Carlo d’Angiò, preoccupato dall’esito dello scontro a
favore degli svevi, si rivolse alla Madonna pregandoLa di concedergli il
trionfo a vantaggio della sua dinastia e, in cambio, Le fece una promessa:
in caso di vittoria egli avrebbe fatto erigere un’ abbazia, ove sarebbe
stata custodita la statua lignea della Madonna, chiamata appunto “della
Vittoria”. Un’opera diventata, in seguito, molto famosa e ritenuta di grande
valore artistico. L’abbazia risale al 1274, periodo fecondo per le
fondazioni cistercensi e visse poco più di due secoli.
In particolare, dalla tradizione orale,
imbevuta di storia e di leggenda - tramandata fino a noi - sappiamo che in
seguito ad un violento terremoto, la scultura (custodita nell’abbazia)
rimase sepolta sotto le macerie, ma nel 1525 essa venne recuperata,
successivamente ad un’apparizione miracolosa della Madonna ad una signora
molto credente di Tagliacozzo.
Dopo tale rinvenimento i tagliacozzani e gli
scurcolani (ma si dice anche i maglianesi) si contesero il possesso della
statua e non potendo decidere democraticamente, si affidarono alla sorte
caricandola su un’ asina cieca. La bestia, senza una guida, imboccò la
via,che conduceva verso il castello - ora via della Vittoria, sita in
Scurcola -, ove a metà strada si inginocchiò per poi proseguire e morire di
fianco alla rocca. Proprio in quel luogo ove si inginocchiò e in memoria
dell’accaduto, è stata edificata una piccola cappella: la Madonnella. Tra le
due popolazioni, quella di Scurcola Marsicana ebbe la meglio e per custodire
gelosamente la preziosa statua nel 1525 fece costruire la “Chiesa di Santa
Maria della Vittoria”.
Più tardi (1757) Le venne donata una corona
d’oro , dal Capitolo della Basilica Vaticana, e poi (1857) uno scettro d’oro
da parte degli abitanti, come segno di devozione.
Noi ragazzi , ogni volta che sentiamo
raccontare questa storia rimaniamo affascinati e coinvolti emotivamente, nel
mentre prendiamo coscienza delle nostre radici, anche se ci rendiamo conto
che l’attaccamento a questo simbolo religioso era più forte in coloro che ci
hanno preceduti. In base a notizie pervenuteci da amici e parenti sappiamo
che nel passato, più di oggi, la gente del luogo manifestava atteggiamenti
di assoluta venerazione nei confronti di questa Madonna. Atteggiamenti che
noi abbiamo cercato di interpretare alla luce degli studi portati avanti
dalla storiografia. Grazie a questi sappiamo che la religione, soprattutto
nel Medioevo, plasmava la vita dell’uomo e la fede rifiutava spiegazioni
scientifiche; noi, crescendo, siamo diventati un po’ critici, per cui ci
siamo detti: - E’ lecito chiedere alla Madonna una grazia sottoforma di
vittoria bagnata di sangue- ? Ed è giusto uccidere o condannare a morte i
nostri simili- (come Corradino di Svevia che fu decapitato a soli 16 anni )-
? E ancora: quell’evento avvenuto alcuni secoli fa, a dir poco paradossale,
non può essere paragonato all’assurdità della “guerra santa”, detta Jihad?
Un termine arabo, come tanti altri, diventati famosi e di dominio pubblico
dopo l’attentato alle torri gemelle, solo che il vocabolo Jihad, al
femminile significa organizzazione militante, tradizionalista o terrorista
che fa uso appropriato o strumentale di questo termine, intendendolo
chiaramente come “guerra santa”. Allora noi ci chiediamo, - alla stessa
stregua di una Madonna che aiuta ad uccidere, può essere “santa una
guerra”- ?
Ma ora, interrogativi a parte, dobbiamo
considerare la portata storico-culturale della presenza della Madonna nel
nostro territorio. Inizialmente custodita in una edicola dipinta, ora
esposta nel Museo del castello Piccolomini di Celano, attualmente la Madonna
è conservata gelosamente nella chiesa adiacente la rocca di Scurcola.
Ad ampliare lo spettro delle nostre ricerche
è stato propizio il ritrovamento di un altro testo storico (che giaceva
nella nostra piccola biblioteca scolastica) intitolato “Santa Maria della
Vittoria” – una potente abbazia cistercense nell’Italia Meridionale -. E
data l’importanza di questa abbazia nel territorio l’Associazione culturale
Carlo D’Angiò, in collaborazione con Enti governativi nazionali e non, porta
avanti studi approfonditi sul caso. Da questi sappiamo che un anno dopo la
vittoria di Scurcola (luglio 1269) il re fece costruire una chiesa nel piano
di San Marco, a Scafati presso Benevento, luogo dove aveva sconfitto
Manfredi nel 1266. Carlo d’Angiò aveva premura di realizzare le due opere
poiché, al di là delle importanti vittorie, avrebbero simboleggiato la sua
autorità e la presenza del potere francese. Fondamentale fu la scelta del
luogo collocato in un sito strategico, ai confini del regno. Nel luglio del
1277 S. Maria della Vittoria fu affiliata a Santa Maria di Real Valle
affidando al monastero di Scafati il diritto di primazia poiché commemorava
la vittoria più antica. Sono tuttora in corso numerosi studi sui monumenti
angioini, risalenti allo stesso periodo, nel territorio napoletano. Sulla
decadenza dell’abbazia di S. Maria della Vittoria circolano due tesi
diverse. La prima è quella ne che vede la demolizione da parte della
popolazione di Scurcola; la seconda riguarda alcuni monaci che mandati da
Vicovaro distrussero il monastero perché era passato ai Colonna. Si sa
comunque con certezza che il terremoto del 1456 danneggiò l’abbazia ma il
colpo di grazia si ebbe con le lotte tra le potenti famiglie degli Orsini e
dei Colonna. Questi ultimi non tardarono a impadronirsi dei beni del
monastero.
Infine, interrogandoci sul grande
attaccamento alla Madonna della Vittoria potremmo interpretarlo nel modo
seguente: la sua storia rimaneggiata e rinnovata secondo la sensibilità
della credenza popolare, oppure ricostruita secondo fonti materiali e
scritte , sprigiona sempre un alone di mistero, nonostante la volontà
incontrastata di storici e studiosi di volerne ricostruire oggettivamente le
origini, nei minimi particolari…
Scurcola Marsicana 30/05/07
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