Elaborati della Terza Media sui volumi

SCURCOLA HISTORIA & MONUMENTA

Anno Scolastico 2007

 

Gent.ma Prof.ssa Sforna,

noi del G.I.C. (Gruppo d’Impegno Cittadino) abbiamo pensato di segnalare, alla Tua attenzione, un paio di temi da proporre agli alunni delle classi Medie di Scurcola Marsicana.

Ci permettiamo di comunicarti questi titoli perché sappiamo che sei sempre stata sensibile ai temi culturali e storici di questo paese.

Sarebbe bello per noi, qualora volessi proporli, pubblicarli sul sito e sul giornale di Giugno o di Luglio, periodo entro il quale dovresti farci pervenire quelli più meritevoli.

                                                                                                        Grazie

                                                                                                   Aulo Colucci

 

Gent.mo Dott.,

la ringrazio per l’opportunità offertaci, nel trattare tematiche sulla storia locale.

Essi, contrariamente a quanto suggerito, sono solo due e di gruppo, onde evitare  apprezzamenti e valutazioni  pretestuosi e imbarazzanti…

 In riferimento ad ambedue i quesiti  vorrei puntualizzare che gli elaborati realizzati partono da analisi attente e discussioni, sugli argomenti trattati nei testi storici in nostro possesso e sono il risultato di  attività di gruppo.

Per quanto riguarda il tema n° 1 la scrivente non può esimersi da una considerazione: a prescindere dai tempi stretti dedicati al lavoro di lettura, comprensione e rielaborazione sia dei materiali studiati che raccontati ella è del parere che, una storia comprendente le origini fino ai nostri giorni non può essere trattata né riassunta in quattro umili pagine, anche volendo selezionare le parti più interessanti (che tra l’altro, se troppo succinte, farebbero perdere il filo cronologico).

Inoltre, mi permetto di dire che, per approfondire il discorso inerente lo studio dei documenti e il successo ottenuto presso la popolazione, protagonista anche se indiretta di tali eventi, ci vuole un’opera di sensibilizzazione preventiva e allargata, oltrechè ben programmata.

Programma che vede agire in sinergia gli abitanti di Scurcola e Cappelle, l’Amministrazione comunale e, perché no, gli esperti di storiografia, in un’ottica progettuale che si muove passo passo con il ruolo educativo – propulsivo della scuola.

Per quanto riguarda il tema n°2, la scrivente, condividendo l’interrogativo posto dagli alunni sulla pertinenza della grazia chiesta da Carlo D’Angiò aggiunge che, il discorso, molto complesso e difficile, potrebbe portarci lontano e scivolare con molta facilità  sul concetto di idolatria, un sentiero irto di difficoltà e incomprensioni, perciò non percorribile, almeno per il momento. C’è da aggiungere, inoltre, che le fonti storico- grafico- documentarie su Scurcola non sono a conoscenza di tutti o se lo sono in maniera molto superficiale. E ciò è un peccato perché costituiscono un serbatoio conoscitivo di  valore inconfutabile, soprattutto per le nuove generazioni, le quali, spesso succubi di mode e consumismo, vengono travolte da un modus vivendi tendente a sminuire i valori fondanti della tradizione, relegando così nell’oscurità le proprie radici.

E’ risaputo comunque che l’interesse dei ragazzi può essere suscitato e catturato scegliendo argomenti significativi e accattivanti. Ma allora non è meglio, al posto di trattare testi insignificanti e privi di attrazione (come si usa spesso oggi nelle scuole) partire dalla preistoria, da quando gli uomini vivevano nelle grotte? Come quelle di Ortucchio o Ciccio Felice di cui abbiamo testimonianze sottoforma di resti o reperti fossili, la cui visione tra l’altro è possibile? Queste storie “vere” non sono forse più belle e interessanti delle fiabe?

Di qui l’urgenza di interventi educativo-conoscitivi di sensibilizzazione, non solo a carico delle famiglie ma soprattutto della scuola, quale istituzione che dovrebbe svolgere una funzione termoregolatrice di conoscenze, nell’ambiente dove opera. Come? Iniziando dalle ricerche-scoperta dei tesori (reperti) nascosti nella propria terra, testimonianti l’esistenza  di antiche civiltà che si sono alternate nei secoli.

                                                                                                     In fede

                                                                                        Prof.ssa Augusta SFORNA

 

TEMA N°1

Sono pervenuti nelle famiglie scurcolane i due volumi “Scurcola Marsicana Historia” e “Scurcola Marsicana Monumenta” sulla cultura locale. Quale accoglienza hanno ricevuto e quali argomenti sono stati ritenuti più interessanti?

 

Gruppo di lavoro:

CATINI M. Elisabetta, COCCIA Claudia, FIORI Dante, MONTI Valerio

 

 I due volumi “Scurcola Marsicana Historia” e “Scurcola Marsicana Monumenta” pervenuti alla popolazione scurcolana, raccolgono la storia del paese, delle zone limitrofe e dei suoi abitanti. Questi libri sono stati accolti con sorpresa ed interesse, poiché illustrano fedelmente  le epoche storiche e i monumenti che hanno caratterizzato Scurcola. Il tomo “Monumenta” chiarisce i risultati di ricerche di scavo, le analisi del patrimonio artistico, le ricerche di superficie, le iscrizioni romane del territorio scurcolano e di Cappelle e fornisce una carrellata di immagini fotografiche su Scurcola ed i suoi personaggi famosi.

L’altro volume "Historia”, invece, racconta la storia del territorio, in più parti molto dettagliata,  dalle origini ai tempi moderni.

Ma per poter parlare delle tematiche ritenute più interessanti è stato necessario promuovere un’indagine presso gli abitanti,  accompagnata da un breve escursus storico- cronologico - analitico, degli argomenti trattati. Solo in questo modo è stato possibile affrontare una ricostruzione obiettiva, ovvero libera da possibili inquinamenti soggettivo/approssimativi. Per quanto riguarda il testo su citato ci è sembrato doveroso soffermarci su un passo tratto dalla pagina riportante il saluto del Sindaco, Dott. V. Silvestri, passo da noi ritenuto emblematico e degno di essere fedelmente trascritto.

“ L’identità di una comunità è fondata sulla memoria che attraverso la conoscenza del passato, aiuta a costruire il futuro e a capire meglio il presente”. E noi ci siamo soffermati proprio sul passato più lontano, quello preistorico, pertanto difficile da ricostruire, ma che ci si presenta  sottoforma di tracce concrete, indelebili e nel contempo misteriose.

Iniziamo dagli abitanti di Scurcola e Cappelle che considerano i rilievi montuosi di S. Nicola, S. Felice ed l’ex S. Giovanni de Alizio, nonché i Piani Palentini luoghi non solo familiari ma importanti e degni di rispetto ( dei primi insediamenti abitativi e teatro di una battaglia  tra Svevi e Angioini), a cui sono molto affezionati. Nel contempo, noi, grazie a queste fonti scritte e illustrate, possiamo passare in rassegna l’età preistorica  iniziando col dire che, già 18.000 mila anni fa gli uomini cacciatori/raccoglitori occuparono alcune grotte sul bacino fucense e che, nel Neolitico (6.200 anni fa) ci furono i primi insediamenti di pianura, intorno al lago Fucino, abitati da genti dediti all’agricoltura e all’allevamento; i primi insediamenti sul territorio scurcolano risalgono infatti all’età neolitica, nelle vicinanze dell’attuale corso del Fosso la Rafia, che viene da Cese, fra Carbonara e Setteponti.

Le testimonianze, a noi pervenute, lasciano pensare che il massimo sviluppo dei villaggi lacustri coincida con l’inizio di una architettura funeraria caratterizzata dal rito dell’inumazione e dal corredo funerario, composto da oggetti di metallo.  Si attribuiscono all’età del Bronzo, infatti, le Necropoli dei Piani Palentini (città dei morti) mentre i primi centri fortificati di Scurcola Marsicana risalgono alla prima metà del Ferro.

In seguito, poi, a cambiamenti climatici ed economico- sociali questi villaggi italici di pianura si spostano sulle alture. Ed è sul finire del IX secolo che prende piede l’incastellamento caratterizzato dall’unità culturale “sabellica” (“safina” in lingua italica). Si tratta di una nuova realtà contraddistinta da centri fortificati d’altura (“ocres” in lingua sabellica) e necropoli con tombe a tumulo in pianura.

Quanto su esposto, riccamente documentato, sa di fiaba, una fiaba  che ti trascina, tenendoti sospeso sul filo dell’immaginario collettivo, ricco di fascino. Questo modo di percepire e di sentire, sorretto dall’orgoglio di appartenere alla propria terra, è quanto abbiamo captato ascoltando attentamente la popolazione della zona.

E adesso, con un salto pindarico, approdiamo – mettendo da parte conquiste romane, centuriazione e Colonia di Alba Fucens - all’età medievale e il mondo Longobardo, periodo in cui prendono piede, nel territorio appartenente al Ducato di Spoleto (al quale appartenevamo), le prime testimonianze cristiane, le casate nobiliari , con i Conti dei Marsi, gli abati e le Abbazie. Tutti termini  che ci fanno ricordare altri studi sul nostro territorio, portati avanti in occasione del Gemellaggio con la Sicilia.   

In quell’occasione abbiamo saputo che in epoca medievale in Abruzzo Abbazie e monasteri erano numerosi e che il grande potere economico, raggiunto da quelle benedettine, aveva stravolto gli ideali dell’Ordine, fondati sulla “Regola”. Gli abati, infatti, nell’amministrazione dei beni, usavano i mezzi ed i metodi adottato dai feudatari sconvolgendo “l’ora et labora”.

Pertanto, allo scopo del ritorno pieno e fedele alla regola di S. Benedetto, nacque l’Ordine cistercense. Nel 1277 Carlo d’Angiò assegnò all’Abbazia  di S. Maria della Vittoria (ultima fondazione cistercense in Abruzzo) un vasto patrimonio terriero e feudale comprendenti: rendite in derrate, permessi di pascolo, e diritti di pesca. E fu così che scoprimmo le “stanghe badiali” (una sorta di dazio obbligatorio per i pescatori) risalenti al tempo in cui gli Orsini, i Colonna (ognuno padrone delle sponde opposte di metà lago) e l’abate di  Scurcola, si contendevano i proventi sul pesce pescato.

Grazie ad alcuni studiosi/ricercatori marsicani, sappiamo anche che il vocabolo Scurcola = Sculcule deriva dal Longobardo Skulk = posto di guardia, per il controllo della via Valeria, e  Skulca deriva dal latino tardo- antico. Mentre il toponimo Cappelle attesta l’esistenza di  un casale nato (probabilmente) intorno a cappelle devozionali benedettine, poste lungo il percorso della via Valeria.

Ma a questo punto diventa necessario aprire un’altra parentesi per raccontare ai nostri lettori una nostra esperienza, in proposito, molto significativa. Tutto è partito da un ricerca molto bella e appassionante, portata avanti il primo anno di scuola, per affrontare un concorso ( poi vinto), dal titolo “I tratturi e la transumanza”. I ragazzi fecero di tutto: ricerche, foto, simulazioni, ecc, e fu allora che entrammo in un mondo incantato, dominato da una natura incontaminata, con sullo sfondo armenti e tratturi; inoltre,  venimmo a sapere, da una nonna di un’alunna,  che la strada principale di passaggio per Tagliacozzo era anticamente un grande tratturo che in seguito ha fatto posto ad una strada con ai lati lati case e casupole. Tale racconto, confermò e arricchì la nostra conoscenza contribuendo a dar forma alla nostra immaginazione, così essa sconfinò in un tempo lontano, remoto, permeato da una vita fondata sull’economia transumante,  nonché accompagnata da credenze e riti sacri, come le preghiere quotidiane dei pastori (nelle cappelle devozionali). Proseguendo dobbiamo tirare in ballo le popolazioni barbariche che segnarono la fine dell’Impero Romano d’Occidente e l’inizio del Medioevo. In questo periodo si susseguirono diverse dinastie che portarono alla presenza di numerosi monasteri nel territorio.

Ma ora passiamo a un personaggio leggendario di grande rilievo, Federico II,  con lui iniziò per Scurcola il  periodo più importante, l’età sveva, che terminò con la Battaglia dei Piani Palentini. Una storia questa che merita di essere menzionata, poichè egli, al potere del Regno di Sicilia, determinò un suo intervento diretto nelle terre abruzzesi, con l’istituzione nel 1233 di uno Justitiarus Aprutii con sede a Sulmona: da quel momento il termine Aprutium  designerà tutta la regione abruzzese. Scurcola che si vide infeudata in età normanna ai potenti baroni De Pontibus, vi rimase anche sotto gli svevi. Ma dopo la morte di Federico II Papa Innocenzo IV fece sposare sua figlia Risabella col potente nobile romano G. N. Orsini e ciò lo attesta una lettera pontificia datata 6 aprile 1255. Tale documento, parlando dei nuovi domini di Tagliacozzo e Marano, costituisce una prova dell’ arrivo degli Orsini nella Marsica.

Infine, la dinastia angioina che decadde nel 1441, fu sostituita con il Regno di Napoli e Alfonso d’Aragona. Situazione, questa, che rimase in piedi fino all’Unità d’Italia.

Oggi, Scurcola Marsicana è un  paese piccolino ma carino, ricco di storia e di tradizioni. Tradizioni antichissime, come le processioni del Venerdì Santo, il Cenacolo, le Confraternite. Esse nacquero come istituzioni composte da laici, a carattere religioso, nel periodo medievale, grazie a  lasciti e donazioni, con scopi caritatevoli e di mutuo soccorso. Ma ebbero il riconoscimento giuridico solo intorno agli anni 1780/84, da parte del Regno di Napoli.

A nostro avviso, con questi due volumi l’Amministrazione comunale vuol far conoscere una  storia dalla quale non si può prescindere, quella del proprio paese, storia che ne attesta l’identità culturale; lo scopo è quello di imprimerla nelle menti delle nuove generazioni, giacchè, come afferma spesso il nostro Presidente della Repubblica Napoletano, “Un paese senza memoria è un paese senza futuro”.

                                                                                     Scurcola Marsicana 30/05/07

 

TEMA N°2

La Madonna della Vittoria può essere considerata il primo simbolo della identità scurcolana: ricerca tra  tuoi conoscenti le ragioni che sono alla base di questo grande attaccamento ad essa.

 

Gruppo di lavoro:

COLUCCI Chiara, CORAZZA Valentina, D'ERAMO Manuele, GIALLONARDO Francesca

 

Gli abitanti di Scurcola, essendo molto religiosi, festeggiano più di un santo, pur rimanendo particolarmente devoti alla Madonna della Vittoria, senza dubbio il primo simbolo dell’identità scurcolana. La motivazione forse va ricercata nella sua natura,   capace di evocare immagini relative ad un “evento straordinario”.

La ricorrenza di questa festività cade nell’ultima settimana di agosto e in questo periodo vengono promosse variegate manifestazioni. Esse vanno dai riti religiosi, quali messa e processione, al divertimento pomeridiano e serale. In questa occasione le strade del paese si riempiono di bancarelle; le piazze di giostre e palchi dove si esibiscono orchestre e cantanti; le vie del paese di voci brulicanti e felici schiamazzi.

La devozione per la Madonna della Vittoria ha origini antiche, risale al periodo della battaglia dei Piani Palentini (1268), combattuta per la supremazia di un impero: Svevo o Angioino . A tale proposito si narra che Carlo d’Angiò, preoccupato dall’esito dello scontro a favore degli svevi, si rivolse alla Madonna pregandoLa di concedergli il trionfo a vantaggio della sua dinastia e, in cambio, Le fece una promessa: in caso di vittoria egli avrebbe fatto erigere un’ abbazia, ove sarebbe stata custodita la statua lignea della Madonna, chiamata appunto “della Vittoria”. Un’opera diventata, in seguito, molto famosa e ritenuta di grande valore artistico. L’abbazia risale al 1274, periodo fecondo per le fondazioni cistercensi e visse poco più di due secoli.

In particolare, dalla tradizione orale, imbevuta di storia e di leggenda -  tramandata fino a noi - sappiamo che in seguito ad un violento terremoto, la scultura (custodita nell’abbazia) rimase sepolta sotto le macerie, ma nel 1525 essa venne recuperata, successivamente ad un’apparizione miracolosa della Madonna ad una signora molto credente di Tagliacozzo.

Dopo tale rinvenimento i tagliacozzani e gli scurcolani  (ma si dice anche i maglianesi) si contesero il possesso della statua e non potendo decidere democraticamente, si affidarono alla sorte caricandola su un’ asina cieca. La bestia, senza una guida, imboccò la via,che conduceva verso il castello - ora via  della Vittoria, sita in Scurcola -, ove a metà strada si inginocchiò per poi proseguire e morire di fianco alla rocca. Proprio in quel luogo ove si inginocchiò e in memoria dell’accaduto, è stata edificata una piccola cappella: la Madonnella. Tra le due popolazioni, quella di Scurcola Marsicana ebbe la meglio e per custodire gelosamente la preziosa statua nel 1525  fece costruire la “Chiesa di Santa Maria della Vittoria”.

Più tardi (1757) Le venne donata una corona d’oro , dal Capitolo della Basilica Vaticana, e poi (1857) uno scettro d’oro da parte degli abitanti, come segno di devozione.

Noi ragazzi , ogni volta che sentiamo raccontare questa storia rimaniamo affascinati e coinvolti emotivamente, nel mentre prendiamo coscienza delle nostre radici, anche se ci rendiamo conto che l’attaccamento a questo simbolo religioso era più forte in coloro che ci hanno preceduti. In base a notizie pervenuteci da amici e parenti sappiamo che nel passato, più di oggi, la gente  del luogo manifestava atteggiamenti di assoluta venerazione nei confronti di questa Madonna. Atteggiamenti che noi abbiamo cercato di interpretare alla luce degli studi portati avanti dalla storiografia. Grazie a questi sappiamo che la religione, soprattutto nel Medioevo, plasmava la vita dell’uomo e la fede rifiutava spiegazioni scientifiche; noi, crescendo, siamo diventati un po’ critici, per cui ci siamo detti: - E’ lecito chiedere alla Madonna una grazia sottoforma di vittoria bagnata di sangue- ? Ed è giusto uccidere o condannare a morte i nostri simili- (come Corradino di Svevia che fu decapitato a soli 16 anni )- ? E ancora: quell’evento avvenuto alcuni secoli fa, a dir poco paradossale, non può essere paragonato all’assurdità della “guerra santa”, detta Jihad? Un termine arabo, come tanti altri, diventati famosi e di dominio pubblico dopo l’attentato alle torri gemelle, solo che il vocabolo Jihad, al femminile significa organizzazione militante, tradizionalista o terrorista che fa uso appropriato o strumentale di questo termine, intendendolo chiaramente come “guerra santa”. Allora noi ci chiediamo, - alla stessa stregua di una Madonna che aiuta ad uccidere,  può essere “santa una guerra”- ?

Ma ora, interrogativi  a parte, dobbiamo considerare la portata storico-culturale della presenza della Madonna nel nostro territorio. Inizialmente custodita in una edicola dipinta, ora esposta nel Museo del castello Piccolomini di Celano, attualmente la Madonna è conservata gelosamente nella chiesa adiacente la rocca di Scurcola.

Ad ampliare lo spettro delle nostre ricerche è stato propizio il ritrovamento di un altro testo storico (che giaceva nella nostra piccola biblioteca scolastica) intitolato “Santa Maria della Vittoria” – una potente abbazia cistercense nell’Italia Meridionale -. E data l’importanza di questa abbazia nel territorio l’Associazione culturale  Carlo D’Angiò, in collaborazione con Enti governativi nazionali e non, porta avanti studi approfonditi sul caso. Da questi sappiamo che un anno dopo la vittoria di Scurcola (luglio 1269) il re fece costruire una chiesa nel piano di San Marco, a Scafati presso Benevento, luogo dove aveva sconfitto Manfredi nel 1266. Carlo d’Angiò aveva premura di realizzare le due opere poiché, al di là delle importanti vittorie, avrebbero simboleggiato la sua autorità e la presenza del potere francese. Fondamentale fu la scelta del luogo collocato in un sito strategico, ai confini del regno. Nel luglio del 1277 S. Maria della Vittoria fu affiliata a Santa Maria di Real Valle affidando al monastero di Scafati il diritto di primazia poiché commemorava la vittoria più antica. Sono tuttora in corso numerosi studi sui monumenti angioini, risalenti allo stesso periodo, nel territorio napoletano. Sulla decadenza dell’abbazia di S. Maria della Vittoria circolano due tesi diverse. La prima è quella ne che vede la demolizione da parte della popolazione di Scurcola; la seconda riguarda alcuni monaci che mandati da Vicovaro distrussero il monastero perché era passato ai Colonna. Si sa comunque con certezza che il terremoto del 1456 danneggiò l’abbazia ma il colpo di grazia si ebbe con le lotte tra le potenti famiglie degli Orsini e dei Colonna. Questi ultimi non tardarono a impadronirsi dei beni del monastero.

Infine, interrogandoci sul grande attaccamento alla Madonna della Vittoria potremmo interpretarlo nel modo seguente: la sua storia rimaneggiata e rinnovata secondo la sensibilità della credenza popolare, oppure ricostruita secondo fonti materiali e scritte , sprigiona sempre un alone di mistero, nonostante la volontà incontrastata di storici e studiosi di volerne ricostruire oggettivamente le origini, nei minimi particolari…

                                                                                 Scurcola Marsicana 30/05/07

 

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