PRODOTTI TIPICI

DOLCI TRADIZIONALI (... e non solo!)

Per il Natale

I dolci della tradizione natalizia scurcolana sono per lo più realizzati con l’utilizzo di prodotti tipici della stagione invernale: noci, nocciole, mandorle, miele, frutta secca.

Coperchiole: dolci costituiti da due "coperchi" (da cui il nome), realizzati secondo la ricetta delle “nevole”, all’interno dei quali vi è un ripieno formato da un impasto morbido (non cotto) composto da miele, mandorle tritate, scorza d'arancia grattugiata e un po' di liquore.

 Pizza con la “porcaria”: è un dolce molto sostanzioso. E’ formato un rotolo di pasta riempito di un composto fatto di fichi secchi, miele, noci, uvetta, ecc. (la “porcaria”) e poi avvolto a spirale fino a formare una "pizza".

 Morzitti: sono noti ai più come “mostaccioli”, infatti si tratta di dolci a base di mosto di vino, di forma romboidale.

 

Per il Carnevale

I dolci carnevaleschi scurcolani sono simili a quelli della tradizione italiana più diffusa, probabilmente l’unica differenza è nella denominazione. Si tratta, in ogni caso, di ricette abbastanza note e popolari.

 Frappe: strisce di pasta dolce ed aromatizzata con limone o cannella o liquore, fritte in olio bollente e cosparse di zucchero. In altre zone d’Italia vengono chiamate anche chiacchiere, bugie, cenci, crostoli, ecc.

 Castagnole: palline a base di uova, zucchero, farina, burro, liquore, fritte il olio bollente e cosparse di zucchero.

 Cicerchiata: con un impasto simile a quello della pasta frolla si formano tante palline delle dimensioni di un cece (da cui il nome), si friggono il olio e vengono composte in vari modi con l’utilizzo di miele ed altri aromi.

 Ciambelle fritte: l’impasto è a base di patate, uova, farina e zucchero. Vengono lasciate lievitare, fritte e cosparse di zucchero.

 

Per la Pasqua

Dopo il periodo di quaresima pasquale, durante il quale non sarebbe consentito mangiare dolciumi, a Scurcola si è soliti arricchire le tavole con alcuni prodotti tradizionali.

 Pizza di Pasqua: è una sorta di pane dolce il cui impasto è arricchito da uova, uvetta, rhum. Lievita e viene cotto esattamente come il pane. 

Ciammelle: è lo stesso dolce che molti conoscono grazie alla “Sagra”, ma esso è tradizionalmente legato al periodo pasquale. L’impasto è molto semplice ed è a base di uova, zucchero, farina, olio e lievito. Prima di passare in forno devono essere precotte in acqua bollente salata.

 Fiatoni: sono dolci-non-dolci a base di formaggio. Durante la cottura si gonfiano, per questo vengono chiamati “fiatoni”.

 

Altri dolci tradizionali scurcolani

 ‘Mbreachegli: questo è il nome dialettale delle più italiche “ciambelline al vino”. Sono dolci secchi tra i cui ingredienti c’è, per l’appunto, il vino bianco.

 Pizzicotti: in altri luoghi vengono chiamati anche i “brutti ma buoni”. Sono dolci “invernali” perché fatti con noci, uvetta, cacao, cioccolato, ecc. Li chiamiamo “pizzicotti” perché l’impasto, prima di essere cotto nel forno, viene “pizzicato” a formare i singoli biscotti.

 Nevole: altrove vengono chiamate ferratelle. Sono dolci sottili e leggeri, realizzati con un impasto a base di uova, farina, olio e cannella e cotti con degli appositi “ferri” che schiacciano e comprimono l’impasto.

 Savoiardi: sono biscotti molto semplici dalla forma allungata composti da uova, zucchero, farina, strutto ed ammoniaca.

 Ciambellone: anche in questo caso si tratta di un dolce molto comune a forma di grande ciambella. E’ fatto con un impasto morbido composto da uova, zucchero, farina, latte, burro e lievito.

 Anasetti: dolcetti a forma di ciambellina o di biscotto tondo nel cui impasto, fra gli altri ingredienti, ci sono anche i semi di anice, che danno loro il nome (in dialetto).

 Fiocchi di neve: vengono spesso ed impropriamente chiamate “spumette”. Sono simili alle meringhe ma sono fatte con albumi montati, zucchero e mandorle a scaglie.

 Pastarelle: sono semplici biscotti circolari del diametro di qualche centimetro formati con una pasta fatta di uova, zucchero, farina e ammoniaca. La loro superficie viene bagnata con albume montato e zucchero, poi si passano in forno.

 

I dolci e i ricordi di un tempo

Masciotte: sono delle “nevole” salate. Si preparano con acqua, farina, sale e un po’ di peperoncino.

Un ricordo: un tempo le nevole dolci venivano preparate mettendo a scaldare il “ferro” sul fuoco del camino. Per non rovinarne la cottura il “ferro” doveva essere ben caldo e pulito. Le donne di Scurcola quindi, dopo aver preparato le nevole, raccoglievano gli avanzi di farina, li mescolavano con acqua e sale. L’impasto ottenuto veniva ripartito in piccoli gnocchi e cotto all’interno del “ferro”. In questo modo preparavano delle “masciotte” che gli uomini, seduti accanto al caminetto, mangiavano calde, accompagnandole con un buon bicchiere di vino paesano. Così il “ferro” veniva preparato per accogliere le vere nevole, gli avanzi di farina non venivano sprecati e gli uomini potevano sgranocchiare qualcosa di buono.

 “Ciammellitti cremore e bicarbonato”: sono semplici ciambelline che si impastavano con uova, latte, farina e la cosiddetta “medicina”, vale a dire l’ammoniaca per dolci.

Un ricordo: quando le donne scurcolane preparavano questi “ciammellitti” andavano a compare il “cremore e bicarbonato” nei negozi del tempo. A volte, con l’aiuto di una penna di gallina, usata a mo’ di pennellino, venivano bagnati con del tuorlo d’uovo per renderli dorati nel corso della cottura in forno. Questi dolcetti, di solito, venivano preparati in occasione di matrimoni.

 “Coelle”: sono delle ciambelle preparate con i semi di anice. La loro peculiarità sta nella forma, infatti non sono tonde come le normali ciambelle, ma sono oblunghe con le due estremità sovrapposte e schiacciate insieme.

 Gentilini: prendono il nome dai più famosi biscotti. Sono fatti con uova, zucchero, farina e ammoniaca per dolci. Vengono tagliati trasversalmente e decorati con l’aiuto di una forchetta.

 Spumette: quelle vere non hanno nulla a che fare con i “fiocchi di neve”. Sono infatti dei dolci fatti con i tuorli d’uovo e mandorle tritate. Anche esse venivano per lo più preparate in occasioni di nozze.

  

TEMPO DI VENDEMMIA

Ci sono delle preparazioni scurcolane molto antiche, tipiche del periodo della vendemmia. Si tratta di prodotti a base di uva che venivano spesso conservati ed usati nel corso di tutto l’inverno.

 “Musto cótto”: il mosto, prelevato dal torchio, veniva filtrato e messo a bollire per diverse ore. Alla fine si doveva ottenere un fluido abbastanza denso, dal colore scuro e dal gusto estremamente dolce. Veniva mangiato sul pane o, spesso, usato come condimento per la polenta. In alcuni casi c’era anche chi lo utilizzava come panacea: un rimedio per i mal di pancia!

 Uvata: dopo aver vendemmiato le donne sceglievano gli acini più grossi dell’uva appena raccolta. Li mettevano in una pentola, immersi nel mosto cotto, a bollire sul fuoco. Dopo diverse ore di bollitura (anche 8/10), il tutto si addensava e diveniva simile ad una marmellata. L’uvata veniva usata, come il mosto, sul pane o sulla polenta. Si poteva conservare in barattoli di vetro ed usare nel corso di tutto l’inverno.

 Perata: prima che il mosto cotto fosse pronto se ne prendeva una parte e si versava in un’altra pentola. Si aggiungevano delle pere raccolte nelle campagne di Scurcola (dette “mazzute”) e si facevano cuocere per un po’ di tempo nel mosto. Alla fine si otteneva un composto simile ad una marmellata che veniva cosparso sul pane.

  

COMUNIONI E CRESIME

Un tempo a Scurcola, durante la Domenica delle Palme, quindi poco prima di Pasqua, venivano celebrate le Comunioni e le Cresime. C’era un rito molto particolare che veniva sempre rispettato e che consisteva in un dono molto speciale che le “comari” o i “compari” (madrine o padrini) facevano ai loro comunicandi e cresimandi. 

Se la comunione o la cresima era ricevuta da una bambina, la madrina le regalava la cosiddetta “PUPA”. Era un dolce preparato con un impasto molto simile a quello della “Pizza di Pasqua”, aveva le fattezze di una bambola, con la testa, il vestitino, le gambe e le braccia. Al centro della “PUPA” veniva sistemato un uovo lesso fermato con due striscioline di pasta. Il dolce veniva poi spennellato con del tuorlo d’uovo e coperto con confettini colorati.

Se a ricevere la comunione era invece un bambino, il padrino gli regalava “JO VALLETEGLIO” (il galletto). L’impasto era identico a quello della “PUPA” ma cambiava la forma che, come intuibile, era quella di un piccolo gallo al centro del quale veniva comunque posizionato l’uovo.

 

 PIZZIGLI

I “pizzigli” sono delle semplici focacce salate non lievitate, realizzate soprattutto nel periodo invernale. I “pizzigli” venivano cotti sulla teglia calda del camino, sotto “jo cóppo” (una sorta di coperchio metallico, sul quale si mettono i carboni ardenti che, col calore sprigionato, cuociono ciò che viene collocato al di sotto). I “pizzigli” si mangiavano al posto del pane, accompagnavano piatti di verdura, salumi ed altro.

 “Pizziglio summo”: summo significa non lievitato. Questo semplice “pizziglio” si preparava con farina di grano, acqua, un uovo, bicarbonato e sale. Una volta preparato il disco di pasta, si ungeva la sua superficie con dell’olio e poi, con l’aiuto di un coltellino, si decorava con dei leggeri tagli a formare dei quadrati, e bucato con una forchetta.

 “Pizziglio giallo”: si preparava esattamente come “jo pizziglio summo”, l’unica differenza sta negli ingredienti. Per “jo pizziglio giallo”, infatti, oltre alla farina di grano si utilizzava anche la farina “gialla” (di mais) e un po’ di polenta già cotta.

 Un ricordo: nelle sere d’inverno, quando si preparava “jo pizziglio”, le donne di Scurcola erano solite infilare nell’impasto anche una monetina. Chi, fra i commensali, mangiando “jo pizziglio”, incappava nella monetina non solo aveva diritto a tenersela ma, per quella sera, e solo per gioco, godeva di una sorta di privilegio in più.

 

 

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