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Padre Riccardo Rossi, originario di Scurcola Marsicana, missionario della Consolata, ha trascorso in Kenya gran parte della vita, formando catechisti e seminaristi e creando associazioni femminili e comunità cristiane nel periodo culminato con la nascita delle Chiese locali. Un missionario che ha saputo vivere la sua vocazione sacerdotale e religiosa con la gioia di chi ha donato la vita per gli altri.

E' Nato l'8 Novembre 1912 e morto il 7 Dicembre 2000.

A Scurcola nacque la storia di Padre Riccardo, terra di memorie storiche e di ricordi che, lui stesso, conservò gelosamente nel cuore e nella vita. Del borgo dove era nato egli portò con sé i lineamenti dei volti, delle case, delle viuzze tortuose, delle chiese attorno alle quali era vissuto.

La vita di p. Riccardo Rossi corre parallela al periodo d'oro della missione iniziato con la cosiddetta "Rinascita missionaria" e culminato con la formazione delle chiese locali. Un secolo di fervore che ha visto il sorgere di movimenti e di istituzioni missionarie, l'espansione del cristianesimo tra popoli e culture ancora sconosciuti, e soprattutto il moltiplicarsi di donne e uomini coraggiosi votati alla causa dell'evangelizzazione e sviluppo dell'uomo.

L'Africa, ormai entrata nell'interesse dell'Europa, era considerata la terra di missione più amata e ambita per la straordinaria varietà di popoli e culture, di usanze e costumi, di flora e fauna, di albe e tramonti. E tale rimane anche ai giorni nostri. Un mondo variegato e ricco, misterioso e affascinante come un sogno: una tavolozza di colori somiglianti ai colori della vita.

Là il missionario Riccardo Rossi visse un esperienza umana senza precedenti, facendosi africano con gli africani senza, tuttavia, dimenticare le sue radici profondamente ancorate alla terra d'origine. Strumento di questa sua donazione alla missione fu l'Istituto dei Missionari della Consolata fondato nel 1901 dal sacerdote torinese, beato Giuseppe Allamano. L'intenzione iniziale dell'Allamano era quella di preparare missionari per continuare l'opera del card. Guglielmo Massaia in Etiopia.

Questo desiderio non potè essere subito realizzato. Si cominciò dalle missioni del Kenya (1901) per continuare in Etiopia (1916), Tanzania (1919), Somalia (1924), Mozambico (1925), Sud Africa (1940), Congo (1976), e in America Latina: Brasile (1937), Argentina (1947), Colombia (1947), Venezuela (1970).

Don Antonio Rosa, suo grande amico, scrive così di lui:

Non finiscono mai le sorprese nella vita. Non avrei mai immaginato che sarebbe toccato a me il compito di presentare questo agile profilo di p. Riccardo, che mi fu amico e maestro dal giorno che lo incontrai per la prima volta sulla piazza della Santissima Trinità a Scurcola. Riconosco di avere un debito di riconoscenza, oltre che di ammirazione, per questa figura di sacerdote missionario della Consolata, che seppe identificarsi con il popolo e la cultura africana senza per questo sacrificare i tesori ereditati dalla sua terra di origine.

Questa fusione di identità ha fatto di lui un personaggio dotato di straordinaria ricchezza spirituale e morale e un formatore ideale di uomini e di cristiani. P. Riccardo parlava poco di sé e delle sue realizzazioni. Di lui abbiamo raccolto soltanto alcuni frammenti di vita missionaria, quanto basta per sentirci coinvolti direttamente o indirettamente nella sua opera.

Ora queste pagine riportano alla nostra attenzione alcuni frammenti di vita del padre Riccardo, che forse ci erano sfuggiti: una trama intensamente vissuta in condizioni povere e disagiate, a contatto con popolazioni aperte al dialogo religioso e sensibili alle attese dello sviluppo umano. P. Riccardo aveva appreso questa lezione di umanità fin dagli anni della sua infanzia, quando la povertà dominava nelle nostre case, ci si accontentava di piccole cose e lo spirito dialogava con i vicini e i lontani.

Incontrare africani e africane sui sentieri del Kenya e parlare con loro di famiglia, ammalati, bambini nati e nascituri, di pioggia e di siccità, gli dovette sembrare una sorta di ritorno a casa, sulle piazze di Scurcola. La vita non cambia sostanzialmente con il mutare delle latitudini e delle culture: resta sempre legata all'uomo, ai suoi bisogni, alle sue ansie e ai suoi slanci. P. Riccardo diede prova di sapersi adattare ad ogni evenienza e di condividere la sorte della sua gente con un ottimismo contagioso e benefico. Una vita ordinaria, la sua, anche tra gli imprevisti della vita missionaria. Non c'è ombra di avventura o di rischio che faccia di lui un "eletto": solo un uomo straordinario nell'ordinario, come voleva il fondatore del suo Istituto, il beato Giuseppe Allamano.

Leggendo queste pagine, mi chiedo quale messaggio ha inteso lasciarci p. Riccardo con la sua vita. Molte sono le risposte. Una soprattutto merita di essere ascoltata: p. Riccardo fu "missionario nella testa, nella bocca e nel cuore" , instancabile nel fare il bene, disponibile verso chiunque incontrasse sulla via, grande nella fede e nella testimonianza delle opere.

Una lezione per noi difficile da apprendere, ma degna di essere vissuta. Nel ricordo di p. Riccardo.

Queste notizie sono tratte dal libro "HO AMATO L'AFRICA" di Giovanni Tebaldi.

 

 

 



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