LA NECROPOLI

Fonte: Archeoclub d'Italia - Sezione della Marsica

II sito di Piani Palentini presso Scurcola Marsicana è stato oggetto di un contributo presentato nella prima edizione degli Atti del Convegno di Archeologia "II Fucino e le aree limitrofe nell'antichità". In quella sede(alla quale si rimanda per la documentazione grafica e fotografica della necropoli insieme al lavoro in d'Ercole 1988) venne presentato brevemente lo scavo dando la priorità all'esposizione degli oggetti di corredo rinvenuti nelle singole tombe.

A distanza ormai di dieci anni e soprattutto alla luce dell'esperienza acquisita nel corso del tempo grazie in particolare allo scavo di una vasta area sepolcrale che ha restituito centinaia di tombe (si tratta della necropoli di Fossa presso L'Aquila) si dispone di nuovi strumenti per la lettura e l'interpretazione di un complesso cimiteriale caratterizzato da tombe a tumulo.

Pertanto, presentiamo una rilettura critica delle evidenze portate alla luce nel corso dei pochi scavi effettuati nella necropoli marsicana, avanzando nuove ipotesi su quella che poteva essere l'articolazione strutturale e cronologica del sito, a nostro avviso, del tutto simile alle grandi necropoli venute alla luce nella pianura aquilana nel corso degli ultimi anni, anche se a differenza di queste ultime la necropoli di Piani Palentini è stata intaccata pesantemente sia dalla costruzione di un canale artificiale che ha tagliato in due l'area distruggendo numerose sepolture sia dal continuo riutilizzo in antico.

 

 

Si tratta di una necropoli sorta almeno a partire dal IX sec. a.C., come testimonia con certezza la sepoltura della t. 8, appartenuta ad un infante. Come già osservato per la necropoli di Fossa, è frequente che i bambini neonati (età antropologica 0-3) siano deposti in piccole fosse anche se accuratamente costruite, in prossimità dei tumuli grandi, delimitate da pietre (quasi delle ciste litiche). In particolare, per la t. 8 la cui copertura in pietrame era di forma irregolarmente rettangolare, non è affatto da escludere che in origine fosse inserita in un tumulo, il cui diametro si aggirava almeno intorno ai 3 m, come appare dal rilievo pubblicato (d'Èrcole 1991, tav. 1 p. 256).

Nell'area della tomba 8 troviamo almeno cinque strutture costituenti una aggregazione: la t. 6 - tumulo C (databile al I Ferro 2) appartenuta ad una donna di età compresa tra 20 e 30 anni (Mancinelli 1998), con una struttura di 4 m di diametro. La posizione del tumulo fa pensare che, in realtà, sia stato inserito nello spazio vuoto lasciato da altri tre tumuli di diametro maggiore, compreso tra 8 e 9 m. Purtroppo, dei tre tumuli B, D ed E non si conserva in nessun caso la deposizione originaria, mentre le fosse che si sono inserite nella crepidine sono sicuramente di età arcaica e rappresentano un evidente inserimento successivo. Nel riempimento del tumulo D è stato rinvenuto un coltello, frammenti di un bacile in bronzo e anelli in ferro: si potrebbe pensare che tali materiali, in realtà, appartenessero all'inumazione originaria. Il tumulo H più piccolo con parziale doppia marginatura in cui la tomba a fossa 9 appare in posizione leggermente decentrata.

Tale struttura ha un diametro di 8 m; apparteneva ad un defunto adulto, di sesso femminile, il cui corredo era costituito unicamente da un oggetto in ferro fram­mentario, non identificabile. Nella crepidine si è, inoltre, inserita una deposizione di età arcaica, la t. 11. Andando verso il centro dell'area esplorata incontriamo traccia di un grande tumulo denominato G, il cui diametro ricostruito risulta essere stato intorno ai 10 m e di cui, ancora una volta non rimane la sepoltura centrale in quanto tagliata dal canale.

L'aver rinvenuto nel riempimento materiale ceramico e metallico farebbe propendere per ipotizzare uno sconvolgimento della sepoltura originaria, andata distrutta con l'inserimento della t. 9. Di qui la posizione anche decentrata della fossa. Accanto troviamo il tumulo H che al momento dello scavo fu denominato t. 20, di 4 m di diametro, in cui non è stato trovato né lo scheletro né oggetti di corredo. Le dimensioni del tumulo, unite alla sua posizione tra due strutture grandi, farebbero pensare ad una sepoltura simile a quelle della t. 6 e 17, appartenuti ad una donna inquadratile nella metà dell'VIII sec. a.C.

L'altra aggregazione è rappresentata da quattro tumuli, di cui uno grande (diametro 11 m) con allineamenti di stele (tumulo I); due più piccoli (di diametro 8 tumulo Meo tumulo N), e nello spazio di risulta da un piccolo tumulo (tumulo L) di 4 m di diametro di cui si è conservata la deposizione originaria (una donna adulta il cui corredo costituito da una fuseruola e da resti di una fibula e un'armilla è databile tra VI e VII sec. a.C.). Solo il tumulo N con t. 19 dovrebbe essere intatto ed è databile alla fine dell'VIII sec. a.C.; è pertinente ad un individuo giovane tra 4 e 8 anni di probabile sesso femminile.

Nella crepidine è stata inserita la fossa 18, appartenente ad una donna adulta.

Vanno, infine, illustrate dettagliatamente le deposizioni negli altri due tumuli: il tumulo M con le sepolture da n. 13 a n. 16 è stato riutilizzato a più riprese. Al centro si trovava al momento dello scavo una sepoltura genericamente attribuibile nell'ambito dell'età orientaliizzante in particolare per la presenza di un bacile ad orlo perlinato, probabilmente appartenuta ad un individuo di sesso maschile; ai lati, inserite nella crepidine sono tre fosse di cui una maschile e una femminile, entrambe di adulti riferibili ugualmente al VII sec. a.C.

Nel riempimento, però, è stata trovata una tazzina, due fuseruole e frammenti di ferro. Anche in questo caso possiamo immaginare che l'individuo sepolto in età arcaica sia stato inserito nel circolo in posizione centrale, sconvolgendo la sepoltura originaria che dovrebbe essere se non precedente almeno coeva alle tombe inserite dentro la crepidine. Il tumulo I, il più grande, di 11 m di diametro, con allineamenti di stele in parte doppio, è stato sicuramente riutilizzato in età arcaica per inserirvi proprio al centro una donna adulta di VI sec. a.C.

Si tratta di un tumulo che in totale ospita 10 sepolture ma che, come negli altri casi, è nato per essere destinato ad un unico individuo; in seguito sono state inserite altre inumazioni: la t. 26 e la t. 31 probabilmente entrambe di individui femminili databili ali VI sec. a.C.; successivamente almeno due individui maschili di VII sec. a.C. La presenza ai lati di sepolture precedenti quella centrale conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, l'ipotesi che il tumulo sia stato riutilizzato. Inoltre, le due tombe collocabili nell'VIII sec. a.C. datano in qualche modo la struttura, collocandola o nell'ambito sempre dell'VIII sec. a.C. o ancora prima.

Rimane aperto il problema delle fosse appartenute sia ad individui adulti che a bambini e che non hanno restituito corredo di alcun tipo; pertanto, nelle piante di fase vengono inserite con un punto di domanda sia nell'ambito del VII sec. a.C. che del VI sec. a.C. (date convenzionali, utilizzate per indicare le due differenti età, in mancanza di datazioni più puntuali).

 

 

Ipotesi ricostruttive:

Potremmo immaginare che siano stati in uso almeno strutture di tre classi dimensionali: da 4 m di diametro; da 6-8 m di diametro; da 8-11 m di diametro.

Non possiamo essere certi sulla correlazione tra il sesso del defunto e le dimensioni del tumulo, ma siamo certi, invece, che i tumuli più piccoli fossero quelli in u so a partire dall'VIII sec. a.C., vale a dire dall'età del Ferro avanzata, e ancora in età orientalizzante. Contem­poranei o forse più probabilmente precedenti dovevano essere i tumuli più grandi, dal momento che i tumuli di 4 m di diametro sembrano essersi inseriti negli spazi vuoti (come già succedeva nella necropoli di Fossa per quelli della fase orientalizzante). Il fatto di avere, in ogni caso, nelle vicinanze di un gruppo di strutture grandi, una sepoltura della I età del Ferro fase iniziale, po­trebbe far immaginare che i tumuli siano nati allora. Sicuramente non restano tracce della deposizione originaria dal momento che in età arcaica, volutamente, sono stati collocati proprio in posizione centrale le inumazioni arcaiche: la scelta sembra essere ricaduta solo sui tumuli grandi. Infatti, i tumuli di 4 m di diametro non presentano sconvolgimenti e sono inquadrabili nell' VI sec. a.C. La riutilizzazione o comunque l'inserimento di fosse successive alla deposizione centrale è comunque attestato a Scurcola a partire dalla fase recente della prima età del Ferro.

Dunque, tale rilettura, oltre a mettere in discussione ipotesi quali l'assenza di ceramica nei corredi se non sicuramente in quelli orientalizzanti-arcaici, ripropone la possibilità che il grande tumulo I con allineamento di stele sia in realtà appartenuto originariamente ad un maschio importante, proprio come succedeva nella necropoli di Fossa4.

Inoltre, il rinvenimento tra i cocci "sporadici" trovati tra il riempimento dei tumuli, di un orlo di olla in ceramica comune, ripropone anche un altro interrogativo: forse anche a Scurcola vi sono sepolture di età ellenistica (e questo potrebbe fornire una spiegazione plausibile al perché risultano esserci tombe di età arcaica tagliate), non trovate in fase di scavo in quanto molto più profonde del piano indagato.

L'assenza di tombe ellenistiche ai Piani Palentini risulterebbe, d'altra parte, anomala rispetto alle altre necropoli conosciute quali Fossa, Bazzane, Teramo La Cona, Campovalano stessa, tutti, cioè, impianti cimiteriali sorti in ampie pianure, e la cui occupazione è di lunga durata occupando buona parte del I millennio a.C.

 

4 I) catalogo dei materiali delle sepolture di Scurcola Marsicana è stato elaborato da Alessandro De Luigi nell'ambito del Diploma di Specializzazione in Archeologia presso l'Università "La Sapienza" di Roma.

* si ringraziano per la collaborazione Alessandro Verrocchia e Alva-ro Pisotta autori, rispettivamente, dei disegni delle tavole 3 e 4 e di tavola 5. La scala dei reperti illustrati è di un terzo rispetto all'origi­nale tranne il disco corazza della tavola 3 che è di un mezzo.

 

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