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di Loretta
Salciccia*
Il castello Orsini si
trova nella parte piu’ alta dell’abitato, domina
su due versanti, gli ingressi della Valle
del Salto e dell’Imele nei campi Palentini, posti ai
margini settentrionali del Fucino, lago prosciugato alla
fine dell’800.
Un territorio nodale
attraversato in età romana e pre- romana da strade
e sentieri di comunicazione interregionale.
La strada consolare
Valeria, prolungamento della via Tiburtina, passava
lungo i Piani Palentini attraverso l’attuale abitato di
Scurcola Marsicana prima di proseguire verso la città,
situata a pochi chilometri di distanza, di Alba
Fucens, divenuta nel III sec. a.C. colonia
romana.
L’analisi
diretta del monumento, basata sul rilievo
dell’impianto che ha permesso d’individuare
l’organizzazione spaziale e l’articolazione interna
della rocca, ha portato all’identificazione di
strutture murarie tipologicamente differenti,
appartenenti ad epoche storiche diverse.
Dal rilievo analitico e dislocazione
in pianta delle diverse murature, si sono
delineate due tipologie architettoniche: il castello
recinto medioevale inglobato con un intervento
unitario che ne recupera la forma geometrica in
una rocca di stampo rinascimentale.
Questa lettura ha trovato un
riscontro storico nelle fonti documentarie che
riferiscono dell’esistenza certa, nel periodo della
battaglia dei Piani Palentini (1268) fra Corradino di
Svevia e Carlo D’Angiò di un castello medioevale, il
castrum Sculcule, risalente molto probabilmente
al periodo Normanno- Svevo.
Il castello recinto rilevato all’interno
ha un perimetro riconducibile ad una precisa tipologia,
diffusa nell’aquilano: un puntone, una torre in questo
caso pentagonale, posta al vertice dalla quale si
dipartiva la cinta delle mura. La torre pentagonale, di
base inizialmente quadrata , ha un’origine probabilmente
romana, costituisce quindi il nucleo iniziale di questa
architettura difensiva divenuta in sequenza
castello-recinto e poi rocca rinascimentale.
L’intervento rinascimentale è espressione
di un progetto unitario, un impianto ben studiato nei
particolari che non dissocia la forma dalla
funzionalità. La datazione tardo- quattrocentesca è
motivata in primo luogo dalla singolare pianta
antropomorfa e triangolare, dal sistema difensivo
adottato avanzato rispetto al periodo, la difesa
radente, e anche se l’efficacia difensiva di questa
rocca era affidata all’artificio della sua pianta, lo
spessore notevole dei muri costruiti indica che erano
stati in origine concepiti per resistere ai nuovi mezzi
d’offesa, cioè alle bombarde.
La costruzione della rocca Orsini rivela una
committenza al passo con i suoi tempi.
Gentile Virginio
Orsini, conte di Tagliacozzo e signore di Bracciano,
possedeva un vasto stato feudale fra il Lazio e
l’Abruzzo. Nel 1490 richiese alla Signoria di Siena la
presenza di Francesco di Giorgio Martini in
quanto riteneva necessario il parere del maestro per la
costruzione della rocca di Campagnano vicino Bracciano.
Nello stesso periodo aveva intrapreso anche la
fortificazione dei suoi territori nella Marsica come
Avezzano, ultimata nel 1490, e Scurcola.
Nell’autunno del 1490,
fra il committente e l’architetto si era instaurato un
rapporto di grande fiducia tanto che Virginio Orsini
aveva trattenuto Francesco di Giorgio alcuni giorni in
piu’ entusiasta dell’ingegno del maestro senese
(1).
Il linguaggio architettonico del fortilizio è
profondamente legato ai dettami riportati da Francesco
di Giorgio nei suoi trattati di architettura; la pianta
antropomorfa e triangolare, che offriva un lato in meno
agli assedianti, la difesa radente esercitata dalle
casematte, le proporzioni della piccola rocca, il
bastione semiovato che di fatto sostituisce il puntone
medioevale, i camini posti all’interno delle casematte,
inoltre il camminamento di ronda è ininterrotto per
l’intero perimetro, consentendo rapidi spostamenti anche
se formalmente le torri apparivano più alte delle
cortine.
L’immagine compatta e armonica della rocca deriva
dalla sua struttura architettonica che quasi si modella
al pendio del terreno, carattere comune ad altre rocche
progettate da Francesco di Giorgio.
Nell’area abruzzese la rocca di Scurcola rimane
un esempio unico, in quanto pur assimilando i caratteri
dell’architettura militare propri dell’epoca anticipa e
fa propri alcuni aspetti legati taluni alla valenza
della sua preesistenza e ancora rileggibili allo stato
attuale.
(1) Cfr.
A.GHISETTI GIAVARINA, Fonti documentarie e
letture di Fabbriche: Francesco di Giorgio Martini in
Abruzzo, in Esperienze di Storia
dell’Architettura, Atti del XXI Congresso di Storia
dell’Architettura-Roma 1983, a cura di G. Spagnesi,
Roma,1987. L’autore per primo mette in rapporto la rocca
di Scurcola con le idee progettuali di Francesco di
Giorgio Martini.
*
L’articolo è tratto
da
L.
Salciccia, La Rocca Orsini di Scurcola
Marsicana Note e studi su un monumento del
Rinascimento italiano 'I grandi monumenti
d’Abruzzo' Carsa Edizioni, Pescara, 2000.
Pubblicazione della Tesi di laurea, dell’autrice, in
Restauro Architettonico, Facoltà di Architettura
Università La Sapienza Roma, a.a.1992 -1993.
Relatore prof. Giovanni Carbonara correlatore prof.
Spiridione Alessandro Curuni.
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