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di Aulo Colucci e Maria Tortora
articolo tratto dal volume SCURCOLA MONUMENTA

La Chiesa della S.S. Trinità, del 1585, è uno dei Monumenti Nazionali di Scurcola. Secondo l'Abate Vincenzo De Giorgio, essa fu voluta dai padri gesuiti e destinata ad assumere il ruolo di Chiesa parrocchiale di Scurcola.

Non conosciamo l'anno dell'inizio dei lavori che possiamo ragionevolmente ipotizzare intorno al 1.570, quando Scurcola, con tutta la Marsica, era sotto la signoria della Famiglia Colonna, molto benevola verso Scurcola per gli ottimi rapporti con la Famiglia Bontempi.

Il '500, fu secolo di floridezza, caratterizzato da una forte crescita economica e demografica. Tra i benefici ottenuti in quel tempo da Scurcola, grazie ai Colonna, basta ricordare: l'affitto di pascoli al Comune, il Convento dei francescani e il restauro della Chiesa di S. Antonio, alcuni interventi sul Castello e l'ampliamento delle mura cittadine, le Chiese della Trinità e della Concezione, il Convento dei Cappuccini e la nuova Chiesa di S. Maria del Colle, il rifacimento con sopraelevazione della Chiesa di S. Egidio e dei locali per il Convento dei Carmelitani.

Tornando alla costruzione della Chiesa della Trinità, è il caso di evidenziare che la scelta del sito, a valle del Paese, ebbe anche l'effetto di consolidare e incentivare lo sviluppo edilizio verso il piano, in prossimità della Via Valeria.

Varie fonti ci informano che per la sua realizzazione fu necessario abbattere la Chiesa medievale di S. Tommaso, risalente al 1100 c., della quale restano visibili vari particolari, tra i quali: a) una parte del muro, in pietra concia, visibile all'esterno della Sacrestia; b) la parte inferiore del campanile; c) il ciborio in pietra scolpita, incastonato nel muro della Confraternita di S. Berardino; d) all'interno di essa, i laterali del portale benedettino.

Lo storico Andrea di Pietro ci tramanda che essa fu realizzata con il concorso economico della popolazione di Scurcola, che a quel tempo, secondo it Febonio, contava 200 famiglie.

Sulla facciata della Chiesa, ben visibile sulla pietra dell'arco trionfale, è riportata la data del 1584, riferita quasi certamente al completamento della facciata (scalinata esclusa).

Il 1584 e anche l'anno dell'inaugurazione a Roma della Chiesa del S.S. Nome di Gesu, (su progetto del Vignola), che costituì il modello che influenza l'architettura religiosa romana per quasi un secolo e fu espor­tato dai gesuiti in Italia e in Europa.

Anche nella Chiesa della S.S. Trinita, l'impianto volumetrico e la facciata traducevano perfettamente le esigenze (care ai gesuiti) di funzionalità liturgica e di solenne austerità canonizzate dal Concilio di Trento. Infatti la grande navata con volta a botte, fiancheggiata sui due lati da cinque cappelle, finisce per realizzare un grande ambiente (di circa ml. 25x12), in cui l'attenzione si concentra subito sull'altare maggiore, appoggiato all'abside, e sul pulpito.

E' per lo meno singolare che il 1584 sia anche l'anno della morte dell'Avv. G. Cesare Bontempi, importante personaggio di Scurcola e molto noto a Roma, nonché del suo grande amico il Principe Marcantonio Colonna, Duca dei Marsi, ambedue certamente importanti sostenitori, con i padri gesuiti, di questa grandiosa realizzazione.

Sappiamo di certo che la Chiesa fu eretta in Collegiata (retta dal parroco e da un collegio di canonici) il 26 settembre 1585, con Bolla di Mons. Colli, Vescovo dei Marsi, il quale, nell'occasione, aggregò ad essa quasi tutte le restanti Chiese di Scurcola. II Capitolo risulta formato dell' Abate, dal Maestro di scuola, dal Maestro di musica (organista), da otto Canonici e quattro Chierici. Il 18 giugno del 1683, il Vescovo dei Marsi Mons. Corradini, in visita a Scurcola, su istanza dell'Abate don Gio. Battista Rocco, ridusse il numero dei Canonici.

Il 1585 e l'anno dell'inaugurazione ufficiale di essa Collegiata, ma anche della annessa cappella della "Concezione", che presenta gli stessi elementi stilistici e storico-monumentali della Trinità.

Per comprendere le vicende che hanno favorito la realizzazione nel '500 di varie Chiese di Scurcola, giova ricordare che il Re di Napoli, Carlo D'Angiò, nel 1274 avviò la costruzione, alla Cardosa, di una Reale Abbazia, comprendente un grande Monastero cistercense con annessa una sontuosa Chiesa in stile cistercense, dedicata a S.M. della Vittoria, in ricordo della battaglia vinta a Scurcola su Corradino di Svevia, il 23/8/1268. La floridezza di questa Abbazia, divenuta un vero "feudo ecclesiastico", cominciò a scemare piuttosto presto, con il declino della casa reale angioina.

Nel 1525 le grandi costruzioni erano state abbandonate dai monaci cistercensi, perché ridotte in rovina a causa: di gravi terremoti, scarsa manutenzione e, soprattutto, per l'interesse della famiglia Orsini prima e dei Colonna dopo, ad incorporare it ricco patrimonio abbaziale nell'ambito dei loro possedimenti.

Ebbene l'ingente materiale edilizio di risulta fu recuperato, anche con voluti abbattimenti, per la costruzione di nuove Chiese, come quelle: di S. Antonio, di S. Maria della Vittoria, della S.S. Trinità e quella di S. Lucia in Magliano. Questa pratica, molto diffusa, permetteva di celerizzare i lavori e abbassare i costi delle nuove costruzioni.

In verità le grandi pietre sagomate, sottratte all'Abbazia, provenivano quasi tutte da Albe, fatta distruggere da Carlo D'Angiò subito dopo la Battaglia, a causa della simpatia dimostrata verso l'Imperatore Corradino.

Secondo alcune fonti, i romani riedificarono Albe, dopo averla prima distrutta (304 a. C.) con pietre cavate proprio alle falde del monte S. Nicola, perché prossime alla Valeria, e parte di esse finirono per tornare, per ironia della sorte, proprio dove erano state cavate e messe in bella mostra sulla facciata monumentale della nuova Chiesa.

Ancora it Febonio afferma che la costruzione della Chiesa della S.S. Trinità, è quella di un tempio sontuoso, illustre per la struttura e gli ornamenti e che al tempo della sua inaugurazione, "è una delle pia insigni Collegiate della Diocesi, e vi è preposto un Abate che presiede a dieci canonici. Edificio sontuoso ma povero di rendite".

 

VISITA

La facciata della Chiesa, dal punto di vista stilistico, appartiene alla fine del "manierismo", ossia allo stile che si affermò a Roma tra il rinascimento e il barocco. Il manierismo può essere definito come espressione di un'arte didascalica e popolare, accessibile e comunicativa, senza eccessi e stravaganze, in grado di interpretare le esigenze di rinnovamento spirituale dell'epoca.

La visione della facciata, tutta in pietra, e la grande scalinata di accesso, danno subito allo spettatore un note-vole effetto di monumentalità. Un marcapiano divide la facciata a metà. L'ordine inferiore presenta sei lesene che si riducono a quattro nell'ordine superiore che ha al centro un finestrone quadrato sotto il timpano trian­golare di copertura. L'intera facciata, con tune le parti a rilievo, e realizzata con gli antichi blocchi di pietra sagomata e scolpita, che assume il ruolo di elemento dominante e caratterizzante. Può essere accostata, sem­pre come stile, a quelle di varie Chiese romane dell'epoca, a partire da quella famosa el S.S. Nome del Gesù.

La scalinata esterna, in stile barocco (della scuola del Bernini), risulta molto bella e scenografica, certamente è tra le più belle della Marsica. Fu commissionata dal benefattore Dott. Pietro Bontempi, come è riportato nel­l'apposita lapide-ricordo datata 1631. Per le sue pietre si fece ricorso ancora a quelle dell'Abazia di S. Maria della Vittoria. In ogni caso, si tratta certamente della maggiore donazione fatta da un privato alla comunità scurcolana, il ritardo nella realizzazione della scalinata, rispetto all'inaugurazione della Chiesa, è certamente da attribuire alle difficoltà per il sopraggiunto forte peggioramento delle condizioni economiche, non solo nella Marsica.

La torre campanaria, imponente e austera, è basata, insieme all'abside della Chiesa, su un grande blocco di pietra calcarea. Essa presenta quattro ordini di costruzione, con quattro stili riferibili a epoche diverse. La parte inferiore è quella medievale, le due intermedie sono coeve alla Chiesa della Trinità. Nel campanile risultano incastonati vari e interessanti reperti scolpiti, soprattutto di epoca romana. La parte pia elevata risale agli anni '30. Essa fu realizzata per installarvi il grande orologio pubblico, a quattro fronti, inaugurato nel 1933, in sostituzione di quello della vicina Cortevecchia, abbattuto dal terremoto del 1915.

L' interno, ricco e armonioso, è caratterizzato da un' unica grande navata, con volta a botte costruita in pie­trame (la cui spinta si giova di sei coppie di contrafforti), e da cinque Cappelle per lato. In origine it visitatore della Chiesa era certamente coipito dalla sobrietà e compostezza, tutta murata in pietra concia piana, ma con gli angoli, le finestre, gli archi e i pilastri sagomati e scolpiti. In quello splendore, semplice e austero, il visitatore poteva isolarsi dai problemi del mondo e la sua anima poteva spaziare nelle sfere celestiali e puri­ficarsi. ll tutto invitava alla preghiera e alla meditazione.

L'altare maggiore si impone allo sguardo con grande composta attrazione. Esso è in porfido, ben propor­zionato a tutto l'insieme. Nella nicchia troneggiano le statue della S.S. Trinità, restaurate nel 1998.

All'altare maggiore, si accede mediante una gradinata delimitata da una bella balaustra, le cui colonnine sono molto simili a quelle della gradinata esterna. Sui pilastrini centrali della balaustra sono scolpite le "armi dell'Università" di Scurcola, mentre la porticina presenta due ante di legno intagliato, con pregevoli pannelli decorati, aventi al centro due angeli.

II coro rialzato da gradini, si sviluppa in forma circolare attorno all'altare maggiore. Oltre al coro in legno di noce, finemente lavorato, si possono ammirare i confessionali di varie epoche, il pulpito e il grande armadio della sacrestia, sempre in legno di noce.

L'organo, grandioso, è collocato dalla parte opposta della navata. Esso è stato donato net 1634 da Zenobia Magistri, consorte di Federico Bontempi, a sua volta figlio dell'Avv. G. Cesare Bontempi. (A. Corsignani).

Le cappelle laterali, voltate a tutto tondo, presentano altari in fase di restauro a cura della Soprintendenza che stanno restituendo alla vista opere di notevole valore. Di sicuro interesse sono i quadri ad olio e gli affreschi che denotano l'opera di esperti pittori. Tra questi occorre citare l'anagnino Angelo Guerra che con i suoi pregevoli affreschi, datati 1604, è presente in varie cappelle. Un cenno particolare merita la cappella del gesui­ta S. Filippo Neri, ricca di preziosi marmi ed affreschi, tale da reggere il confronto con le migliori cappelle italiane d'arte barocca.

Le Cappelle provviste di altare sono dedicate: 1°) a S. Antonuio Abate e S. Rocco, di pertinenza della Confraternita della S.S. Trinità, 2°) a S. Filippo e S. Giacomo con giuspadronato dei fratelli Liberati, 3°) a S. Bernardino da Siena, di pertinenza della omonima Confraternita, 4°) all' Angelo Custode, di pertinenza della Famiglia Ottaviani, 5°) a S. Filippo Neri, di pertinenza della Famiglia D'Amore, 6°) alle Anime Sante, di per­tinenza della Confraternita del Suffragio.

La volta presenta nella pittura del riquadro centrale i Santi francescani protettori di Scurcola: S. Antonio da Padova e S. Vincenzo Ferreri. Sono rappresentati rapiti in profonda estasi a causa della visione della S.S. Trinità. Le pitture del riquadro verso l'ingresso, rappresentano S. Sebastiano e S. Cecilia nell'atto di suonare e cantare Lodi al Signore.

Nella prima metà del secolo XVIII, l'interno della Chiesa ha subito modifiche nelle decorazioni a stucco e nelle cappelle, a cura delle famiglie pia ricche del Paese. L'altare maggiore e cinque cappelle furono trasformate in stile barocco, con forte spesa dei committenti.

Agli inizi del 1900, per seguire le mode del tempo, l'interno venne tutto intonacato, auspice l'Abate don Vincenzo De Giorgio, e decorato dal pittore Giustiniani, con pitture di un certo pregio.

Senza dubbio il Giustiniani era un osservatore attento dell'aspetto delle persone del luogo. Infatti molti dei volti più interessanti del Paese furono da lui riprodotti nelle pareti e nella volta dell'abside della Chiesa (Elio Falcone). E' appena il caso di immaginare lo stupore e la curiosità dei paesani per tutto questo!

La Chiesa dalla S.S. Trinità ha resistito, sia pure con danni, ad alcuni gravi terremoti. Tra questi anche quelli del 1904 e del 1915. Quest'ultimo provocò uno squarcio nella grande volta a botte, riparato definitivamente solo agli inizi degli anni '50. Negli stessi anni, per iniziativa del parroco Don Carlo Grassi, it pittore aquilano Scarlattei provvide ad una ampia ripulitura e copertura delle pitture. Un ulteriore intervento ha riguardato l'organo il quale fu restaurato e arricchito di nuove canne, fino a raggiungere il numero di 1077.

Net 1998, soprattutto per l'interessamento del parroco Don Nunzio D'Orazio, hanno avuto inizio importanti quanto indilazionabili interventi di restauro. Quelli sull'edificio, appena ultimati, hanno interessato con­solidamento della volta e dei contrafforti, il rifacimento del tetto, il restauro di tutta la facciata, della scalinata e del campanile. Ciò grazie al contributo della popolazione, delle Autorità competenti e, soprattutto della sopraintendenza ai monumenti dell'Aquila. I lavori di restauro interni sono ancora in corso. Sono ultimati quelli delle pareti laterali e sono in corso quelli delle cappelle. Il pavimento, rifatto net 2004/2005, copre in parte quello originate in pietra, così come copre alcune botole che immettevano ai vani sottostanti, adibiti a sepoltura dei meno abbienti.

Il restauro interno permette già oggi una migliore visione d'insieme, di splendore e compostezza, pur in pre­senza di vari stili. Una visione che invita alla meditazione e alla preghiera.

Da oltre quattro secoli la Chiesa della S.S. Trinità rappresenta l'edificio sacro che è al primo posto nel cuore degli scurcolani. In essa sono stati battezzati, comunicati, sposati; in essa hanno assistito a mille e mille fun­zioni religiose, anche molto imponenti e suggestive, come quelle della Settimana Santa e di Natale. Essa è per il Paese un simbolo forte della sua identità e unità religiosa, pur tra gli immancabili contrasti, specie tra chi, in buona fede, si riconosce più nei riti e nelle tradizioni della fede cristiana che nel messaggio di amore evan­gelico.

L'annessa Chiesetta della Concezione, graziosa e della stessa epoca, presenta una sola navata con un alta­re rialzato e balaustrata lignea. Degni di nota sono i dipinti sulla volta (Madonna in preghiera) e sulle pareti laterali (Rappresentazione del Dogma dell'Immacolata Concezione e della Natività di Gesù). Queste pregevoli rappresentazioni risalgono alla fine dell'800 e richiamano lo stile del Patini e del Michetti. (Renzo Mancini). Sulla parete opposta all' altare è collocato un grazioso organo, della fine del '600, appena restaurato, attribuito a Francesco D'Onofrio, capostipite di una grande famiglia di costruttori di organo. Nella retrostante Sacrestia si trova una bella tela raffigurante l'Angelo custode", olio su tela, datato 1641. Purtroppo l'i­tera Chiesetta abbisogna d'urgente restauro.

 

 

 



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