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di Aulo Colucci e Maria Tortora
articolo tratto dal volume SCURCOLA MONUMENTA

UNA CHIESA PER I PELLEGRINI

Premessa  La Chiesa di S. Egidio è, tra le tre Chiese di Scurcola, d'epoca medievale, quella ancora presente. La sua fondazione si può far risalire a dopo l'anno 1000, quando, sotto la spinta emotiva della fine del millennio e dell'azione di risveglio dello spirito cristiano, i Benedettini di Montecassino, promossero la riattivazione e la costruzione nella zona di vane Chiese (es. S. Pietro ad Albe, S. Maria in Valle Porclaneta, ecc.). Ciò anche per assecondare la pratica del pellegrinaggio, come cammino personale del credente sulle orme del Redentore.

La Chiesa di S. Egidio è stata la Parrocchia (pieve) del Paese fino agli inizi del 1.500. Essa fu eretta al piano, fuori delle mura di Scurcola, sul rettifilo della Via Valeria. Questa era la più importante strada della zona, rea­lizzata dai romani, nel 302 a.C., per collegare Roma con i porti dell'Adriatico e quelli delle Puglie. Secondo alcune fonti, proprio a lato del sito scelto per edificare la nuova Chiesa, i romani avevano ubicato una stazione di posta, da essi utilizzata per varie esigenze (militari, commerciali e turistiche). Quasi certamente il grande pozzo (ora privo di vera) ancora presente nella piazza, fu utilizzato anche prima dell'arrivo dei romani.

La Chiesa fu dedicata a S. Egidio, protettore dei pellegrini; essa era solo una delle varie Chiese dedicate a questo Santo lungo la Valeria, e destinata anzitutto ad uso dei pellegrini che la percorrevano per andare a visi­tare S. Pietro a Roma, e ritorno, oppure per quelli diretti da Roma verso Gerusalemme, e ritorno, passando per la Valeria e non per l'Appia. Giova considerare che, a quei tempi, il "cammino della fede", ossia il pellegrinaggio, era pieno di rischi: strade dissestate, catastrofi, animali selvatici, malattie, briganti, locandieri senza scrupoli. Di qui la necessità di poter disporre, ogni tanto, di un'oasi di sicurezza (gli ospizi), con servizi modesti, economici e sommari. Negli ospizi i pellegrini dormivano, per terra, sulla paglia o su letti che avevano per materassi sacconi riempiti con foglie di granturco e trovavano il conforto di un piatto di farinacei, ortaggi e vino. Inoltre potevano curarsi sommariamente e ascoltare la Messa.

Molti documenti attestano che la Chiesa di S. Egidio ha utilizzato per secoli i suoi locali, proprio come Loco-pio, ossia come ospizio per pellegrini e viaggiatori. In certi periodi essa addirittura si è mantenuta con le modeste entrate provenienti dall'attività di ospizio. Per questo secolare ruolo di assistenza umana e cristiana, ancora oggi la contrada (comprendente la Chiesa e le case circostanti), è indicata, nella tradizione popolare come "Borgo Pio", cioe lo stesso appellativo in uso a Roma per indicare il Borgo a ridosso di S. Pietro.

Certamente la Chiesa, proprio per la sua ubicazione a ridosso della Via Valeria, fu frequentata da gente d'ogni genere, compresi i grandi personaggi di passaggio. Tra questi forse anche S. Francesco, in transito nel 1216 verso Celano e, certamente, nel 1438, S. Bernardino da Siena che sostò a Scurcola a predicare, lasciando un grande ricordo e la sua bastoncella in ferro.

 

 

CENNI STORICI

La Chiesa ha vissuto nel tempo molte vicende e forti cambiamenti. Anzitutto essa fu edificata suo rettifilo della Valeria, con conseguente deviazione del traffico per circa quattrocento metri, a ridosso delle falde del Monte S. Nicola. Il primo documento che la riguarda, risale al 1188. E' la Bolla del Papa Clemente III al Vescovo dei Marsi Eliano, che elenca per Scurcola: la Chiesa di S. Egidio, indicata come la Pieva, quella di S. Tommaso e quella di S. Angelo. Con una lettera del 21 maggio 1279, i Monaci cistercensi di S. Maria della Vittoria avanzano ricorso al Re Carlo, contro l'Abate di S. Egidio, Reginaldo de Saint Gilles, per l'avvenuta invasione di alcune terre del Monastero. Il fatto che la Chiesa avesse a capo un Abate significa che essa era una collegiata, vale a dire una Chiesa piuttosto importante, con un capitolo composto da più religiosi, e in grado di sfidare il Monastero di S.Maria della Vittoria, tanto caro al Re Carlo.

E' anche il caso di evidenziare che in quell'anno Scurcola aveva le sue due Chiese (S. Maria della Vittoria e S. Egidio) più importanti rette da Abati di origine francese. La Chiesa di S. Egidio non era entrata nei possedimenti dell'Abbazia, ma era rimasta sotto l'autorità del Vescovo dei Marsi, al quale versava le rendite annuali: due prosciutti a Natale, un fiorino d'oro al posto di un porco, cinque soldi al posto di due tortore e un agnello. Tuttavia nel 1343 la Chiesa di S. Egidio non era più sotto l'autorità del Vescovo dei Marsi, ma risulta compresa nel dominio della reale Badia di S. Maria della Vittoria.

Nel 1543 la Chiesa era una ancora una Collegiata, ufficiata da un Abate e sei canonici, quest'ultimi con una rendita di venti ducati d'oro, mentre l'Abate ne percepiva quaranta. Nel 1585 Il Vescovo dei Marsi inaugurò a Scurcola la nuova collegiata della S.S. Trinità, alla quale, insieme ad altre, aggregò la Chiesa di S. Egidio, in stato piuttosto fatiscente, con la sua rendita di ducati 170.

Vari indizi portano a ritenere che intorno al 1590, grazie al sostegno della famiglia Bontempi (che ne aveva il patrocinio) e della popolazione di Scurcola, la Chiesa fu riattata e sopraelevata (Corsignani), utilizzando anche materiali provenienti dall'Abbazia di S.M. della Vittoria, allora in stato di avanzata demolizione. Tra questi: il bel portale cistercense e il rosoncino che tutt'ora adornano la facciata. Secondo alcuni esperti, il pluteo con Dio benedicente e la finestrella monofora sulla parete nord-ovest proverrebbero dalla Chiesa medievale. La presenza di alcuni archi, visibili nel muro che fiancheggia la Via Valeria, porta a ritenere che in origine la Chiesa avesse tre navate invece di una. La Chiesa così riattata, misurava in lunghezza passi 28, e in larghezza passi 9, con 5 altari.

Nel 1605 la Chiesa fu data ai frati Carmelitani, provenienti da Celano, che vi eressero un loro Convento e vi introdussero il culto della Beata Vergine del Carmelo. (Febonio). Il nuovo Convento venne ad aggiungersi ai due già esistenti: quello dei Cappuccini con annessa Chiesa di S.Maria del Colle e quello dei Terziari fran­cescani con annessa Chiesa di S. Antonio. E' da sottolineare il fatto che, in quel periodo, Scurcola ebbe ben tre Conventi aperti, dei quali due dei francescani. Tuttavia il Convento dei Carmelitani ebbe una presenza di frati piuttosto modesta (tre). Esso disponevano, oltre alla Chiesa, di 5 camere a pianoterra (per le esigenze dell'ospizio) e di altre 5, più piccole, al piano superiore, come celle per i religiosi. Il Convento ebbe vita breve. Infatti nel 1652 esso fu soppresso a seguito della riforma del Papa Innocenzo X, perché troppo piccolo. La Chiesa mantenne il Loco-pio, ossia l'ospizio, e con le sue rendite, passa al Seminario della Diocesi dei Marsi. Nel 1682 il Vescovo Corradini, visitando la Chiesa, trovò l'altare maggiore e quello della Beata Vergine del Carmelo in buono stato, a differenza dell'altare di S. Carlo, che pertanto fu sospeso, così come era già avve­nuto, da parte del Vescovo precedente, per altri due altari. Secondo il Corsignani, nel 1738, la Chiesa era in condizioni piuttosto precarie, e si manteneva come Luogo-Pio (ospizio).

Il grande Avv. napoletano Vincenzo Aloi, ci fa sapere che, nel 1768, esistevano a Scurcola, sulla Via Valeria, due porte principali, una chiamata di S. Antonio e una di S. Egidio. In esse vi erano dipinte e scolpite, in pietra tenera, le armi dell' Abbazia. Raffiguranti: uno scudo a cui sovrasta una mitra, e sul fondo tre ponti sui quail sono esposti due pastorali e all'intorno Cinque gigli d'oro. Quasi certamente le due porte erano utilizzate per il controllo dei viaggiatori e per riscuotere il pedaggio per gli animali della transumanza.

Nel 1869 la Chiesa, versava in condizioni molto precarie, ed era rimasta raccomandata alla devozione del popolo. (Di Pietro). E' da ritenere che l'avvenuta apertura a Scurcola, di un "ospedale", ubicato nei locali adia­centi la Chiesetta delle Anime Sante (della Confraternita del Suffragio), con maggiori servizi, abbia portato alla chiusura dell'ospizio, con conseguente cessazione dell'entrate per la Chiesa di S. Egidio.

Numerosi furono certamente i danni, subiti nel tempo dalla Chiesa per eventi naturali, specie per allagamenti e terremoti. E' il caso di ricordare i due più recenti e gravi terremoti: quelli degli anni 1904 e, soprattutto, del 1915. Essi procurarono gravi danni, a partire dalla caduta del tetto, per cui la Chiesa fu in parte ricostruita e notevolmente accorciata. Tra il 1945 e il 1948 furono abbattute alcune costruzioni fatiscenti a ridosso della Chiesa (lato ovest), per cui la piazza prese la forma attuale.

Negli anni '60 la Chiesa si trovava senza tetto e le mura perimetrali in condizioni fatiscenti. Alcuni propo­nevano il suo abbattimento per ragioni di sicurezza e per realizzare una piazza ancora maggiore.

Ma a salvare la Chiesa intervenne il forte attaccamento degli abitanti circostanti, che la consideravano luogo della loro memoria e un significativo simbolo artistico-religioso, specie per chi entra a Scurcola. Il loro desiderio andò allora a buon esito, quando tramite it Commissario della Pro-Loco e soprattutto del Ministro (abruzzese) dei Lavori Pubblici, Lorenzo Natali, fu concesso un primo finanziamento per il restauro e ritorno al culto. I lavori ebbero termine nel 1971.

 

 

VISITA

La semplice e suggestiva facciata accoglie il visitatore all'ingresso est del Paese, quasi a trasmettergli un messaggio d'accoglienza e cristianità. Anche a chi passa velocemente non può sfuggire l'immagine di una facciata raccolta e ben armonizzata con un pregevole portale con lunetta e un piccolo rosone, tutti di stile cistercense, provenienti dalla vicina Abbazia di S.Maria della Vittoria del 1278, andata in rovina agli inizi del '500. (M. Pesce).

L'interno della Chiesa appare semplice e raccolto, con tre pregevoli altari rinascimentali della fine del '500, in pietra scolpita, con in basso, ai lati dell'altare maggiore, lo stemma della famiglia Bontempi che aveva il patrocinio della Chiesa. Degno d'interesse è il pluteo con un Dio Padre benedicente, proveniente, forse, dalla primitiva Chiesa medievale. Sempre sull'altare maggiore è collocata la statua della Beata Vergine del Carmelo (ricordo del Convento) e sui due laterali due belle tele ad olio, risalenti al 1868, di Luigi Di Giannantonio, una raffigurante S. Egidio e l'altra S. Matteo. S. Egidio stringe con la mano destra it pastorale con sutto un angelo recante la mitra, men­tre alla sinistra a raffigurala una cerva. S. Matteo (evangelista) reca nella mano destra uno stilo e nella sinistra una tavola. Dietro di lui 6 un bue sdraiato.

L'Acquasantiera è formata da una vasca decorata con baccellatura e ornata internamente da un fibre scolpito. Poggia su un pilastro scanalato, forse parte di una piccola colonna d'epoca romana. Il portale architravato, è fiancheggiato da esili colonnine a tortiglione con capitelli corinzi. Gli esperti lo ritengono proveniente dall'Abbazia cistercense di S.M. della Vittoria che era in fase di spoliazione proprio all'epoca della ristrutturazione della Chiesa di S. Egidio.

"L' insieme vive tutto della semplicità dei muri appena intonacati e della copertura in legno a vista. Sul lato destro a da rimarcare la finestrella monofora, di una gentile eleganza, elemento costruttivo certamente attri­buibile alla fabbrica più antica" (T Spinelli).

Nel retro della Chiesa, incastonato tra due casette, si pub ammirate il piccolo campanile cinquecentesco, grazioso quanto discreto.

 

 

 



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