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di Aulo Colucci e Maria Tortora
articolo tratto dal volume SCURCOLA MONUMENTA

PICCOLO MUSEO DELL'ARTE BAROCCA

L'Abruzzo, già nel Duecento, aveva conosciuto un'intensa presenza del francescanesimo, mentre a metà del Quattrocento, si registrò un ulteriore sviluppo della sua presenza, soprattutto nell'aquilano. (R. Colapietra).

E' da ritenere che durante questo periodo sia stata realizzata a un chilometro a ovest di Scurcola, a lato della Via Tiburtina-Valeria, una Chiesa dedicata al grande taumaturgo francescano S. Antonio da Padova. E' comunque certo che detta Chiesa esiste prima del 1506. Ce ne dà notizia lo storico Bordoni nella sua Cronologia dell'Ordine Francescano, affermando che in quell'anno l'Abate Ascanio e la Comunità di Scurcola concedono la Chiesa ai Minori Francescani per realizzare un Convento. (A. Corsignani).

A ricevere la donazione è il religioso Guglielmo Malparlante, con l'assenso della Famiglia Colonna (Feudatari della Marsica dal 1497), assenso confermato nel 1520 dal Principe Ascanio Colonna la cui politica è particolarmente favorevole all'espansione dell'Ordine francescano. L'atto di consegna della Chiesa e dell'area circostante avviene alla presenza del Vescovo dei Marsi, Mons. Giacomo Maccafani. Ha così inizio la realizzazione del Convento dei Francescani e la ristrutturazione della Chiesa, ultimata nel 1518, nella cui facciata viene apposta la seguente scritta:

 

HOC OPUS FIERI FECERUNT FRATRES TERTII

ORDINIS S. FRANCISCI

DE POENETENTIA PROVINCIAE

ROMANAE CUM FAVORE ET AUSILIO

COMMUNITATIS SCURCULAE ET ALIORUM

BENEFACTORUM 1518

 

VISITA

La facciata, piuttosto fatiscente, è prossima alla Via Valeria ed è composta da un bel portale, capolavoro di arte cistercense, proveniente dalla diruta Abbazia di S.M. della Vittoria, da un rosone e una copertura a tim­pano. Il portale è gemello di quello collocato, sempre a Scurcola, alla Chiesa di S.M. della Vittoria. Esso pre­senta una lunetta trilobata con crocifisso esposto al centro.

Lo spostamento del portale è un simbolo evidente della fine, gradita ai Colonna, della Chiesa cistercense di S. Maria della Vittoria e del riconoscimento alla Chiesa francescana di S. Antonio (nominato patrono di Scurcola) del ruolo di Chiesa più importante del paese, a scapito di quella di S. Egidio. II Portale è arricchito da un altro capolavoro, questa volta di arte francescana, costituito dalla grande porta scolpita, in legno di rovere, incastonata nel portale appena ricordato. Essa, probabilmente del 1518 come la facciata, è strutturata in tre riquadri per ciascuna anta e con doppie cornici. Nel primo riquadro dell'imposta di destra e riprodotto, inscritto in una cornice circolare, il simbolo dei francescani; il riquadro centrale presenta due grifi ai lati di un'anfora, e quello di sotto è decorato con un fiore inserito in una cornice a fasce.

L'imposta di sinistra è decorata in alto con l'immagine di S. Antonio, inscritto in tondo, nel centro è il monogramma di Cristo, mentre l'ultimo riquadro è decorato con un fiore. (E. Mattiocco).

Queste imposte hanno una impronta stilisticamente rinascimentale. Esse presentano una forte affinità con quelle della Chiesa di S. Giovanni Battista ed Evangelista di Celano, città di grandissima tradizione francescana.

L'interno della Chiesa è abbastanza sontuoso, con evidenti rifazioni barocche, ad una nave e con cappelle laterali. Esso stupisce il visitatore per la bellezza della soluzione architettonica e la ricchezza degli ornamenti.

Il pavimento è quello originale, in basole in pietra, che si differenza nettamente dal resto della Chiesa. L'altare maggiore è modellato secondo un concetto di dinamica borrominiana. Sul piedistallo delle due colonne maggiori a riprodotto lo stemma della famiglia Colonna. Tutto l'altare maggiore è a stucco, con un alto una edicola con al centro to Spirito Santo sotto forma di colomba. E' a stucco dorato anche la grande cornice che contiene il quadro raffigurante l'estasi di S. Antonio. Degno di considerazione è il grande tabernacolo ligneo, proveniente dal diruto Convento dei Cappuccini, che ben si armonizza nel contesto dell'altare.

Nelle pareti laterali, entrando a sinistra, si trova la pala con una Crocifissione ed il Padreterno che regge la Croce con lo Spirito Santo sotto forma di colomba, sotto S. Sebastiano, alcuni frati e S. Nicola. Nel secondo altare troviamo un'immagine dell' Assunta, appena restaurata che presenta un'iconografia tradizionale.

Girando sulla parete destra si trova un primo altare che incornicia una bella tela raffigurante S. Francesco con le braccia aperte, mentre l'altare successivo presenta una tela con in alto una Madonna Protettrice con Bambino e sotto quattro Santi in atteggiamento contemplativo. Al centro del quadro c'e una riproduzione, in piccolo, della stessa Madonna Benedicente, con sotto una raffigurazione di Scurcola con le sue mura.

Sulla volta della navata, costruita a botte in pietrame (fatto piuttosto insolito), e raffigurata l'effige del Taumaturgo, così come a sovrapposta sull'altare.

Notevoli e di valore i confessionali con stemmi francescani (T. Spinelli).

Dice il Corsignani: "La medesima Chiesa finalmente fu restaurata con ottima simmetria alla moda (stile barocco), avendo con giudizio gli artefici lasciata intatta l'antica porta colla riferita iscrizione. La fabbrica che importò gran spesa fatta pur con le rendite del Convento, fu principiata nell'anno 1729, e nel 1730 non era totalmente compiuta. Si divide in una sola nave con cinque cappelle, con famosi ornamenti di buon disegno al gusto moderno". Il pavimento, in pietra locale, ancora quello d'origine.

E' il caso di aggiungere che la ristrutturazione della Chiesa ha comportato, tra l'altro, sia la rimozione dell'ampio coro in legno di noce (successivamente venduto dal Comune di Scurcola nel 1930, per £ 8.000) sia lo spostamento, in una nicchia sopraelevata, della lapide e relativo ritratto ad olio di un antico e illustre perso­naggio di Scurcola, il grande Avvocato Giov. Cesare Bontempi, tanto amico del Principe Marco Antonio Colonna. La suddetta lapide, citata dal Corsignani e ancora visibile al suo posto e riporta anche la data di morte: 31 ottobre 1584.

Chiostro del Convento, molto suggestivo, riprende i motivi dei due lati coperti, con ampie arcate e corridoi laterali. Gli archi sono in pietra e di chiaro stile rinascimentale. Al centro è un pozzo molto profondo scavato nella roccia. Nella sagrestia si trova un pregevole armadio in noce, di recente restauro, e pregevoli reliquiari.

Molti storici affermano che il Convento ha goduto, nei circa tre secoli di vita, di una situazione economica molto florida. La data del 1737, scolpita sul portale est del Convento francescano, potrebbe essere quella della fine dei lavori di restauro. Questa situazione di evidente benessere (dovuta soprattutto a donazioni), e la ubicazione proprio a fianco della Via Valeria, sono già alla fine del 1500, motivi di soprusi a danno del Convento, specie da parte delle autorità (spesso autrici di misfatti) e di briganti d'ogni genere, spesso benvisti dalla povera gente, quasi sempre ai limiti della miseria.

La facilità di accesso al Convento, è la causa principale che ha portato, nel tempo, a varie utilizzazioni dei locali esistenti. Secondo il Corsignani, nel 1738, nell'ambito del Convento era allocato un "Spedale per comodo dei viandanti". Lo storico Guido Jetti ci precisa che i decreti reali del 1807 e 1808 soppressero in Abruzzo 1300 case di frati, compresa quella dei frati minori francescani di Scurcola (Convento di S. Antonio), i cui beni furono acquisiti da Luigi Bonjur di Aquila.

Il Di Pietro ci fa conoscere che, intorno al 1810, il Convento passò ai Domenicani di Magliano, che vi tenevano un Sacerdote e un laico a servizio di quella Chiesa elegante e che, nel 1869, il Convento fu ridotto a Caserma dei militari. Alla fine del 1892 era in possesso dell'Istituto francescano Figlie dell'Immacolata, che l'avevano affittato dal Comune per 29 anni. ll grande terremoto del 1915 causa seri danni alle strutture della Chiesa e del Convento.

Nel 1919 il Convento fu adibito a Campo di concentramento; in esso furono rinchiusi centinaia di prigionieri austriaci, distaccati da Avezzano, per effettuare i lavori di scavo del Canale di Scurcola e di quello di Cappelle.

Nel 1921 il Comune accordò un secondo affitto (sempre di 29 anni) allo stesso Istituto, ora chiamato Figlie della Divina Madre, che lo utilizzò come orfanatrofio femminile.

Infine nel 1935, l'Istituto francescano delle Figlie della Divina Madre acquistò il Convento, per sede dell'Orfanatrofio femminile. Restavano così di proprietà comunale: la Chiesa, il Campanile, e lo spazio pro­spiciente la Chiesa (lato est).

Nel 1983 le Suore francescane Alcanterine donano il loro Convento di Scurcola a Don Pierino Gelmini, per adibirlo a sede di una "Comunita Incontro" per il recupero dei tossicodipendenti. All'inaugurazione (23/7/1983) la popolazione e la Giunta Comunale si dimostrarono molto ostili temendo gravi pericoli per i giovani locali.

Ma già la notte di Natale dello stesso anno, al cospetto delle mille fiaccole accese dai ragazzi e dai genitori di tutta la Comunità, i tanti scurcolani che assistevano fuori la Chiesa allo spettacolo, decisero di entrare anch'essi, accettando con questo gesto la presenza della Comunità. Essa, negli anni successivi, non diede adito ad alcuno spiacevole inconveniente, anzi avviò una serie di importanti interventi di restauro dell’antico Convento. Al momento il numero delle ragazze ospitate è sceso a meno di cinque.

Sta per aprirsi così il problema della futura utilizzazione del Convento, meritevole di una soluzione degna della sua importante storia religiosa e civile. Negli anni 2005-2006 è stato realizzato, grazie a un finanziamento del Comune e della Fondazione Ca.Ris.P.AQ., il restauro conservativo, di due pregevoli tele poste sugli altari minori presenti nella Chiesa di S. Antonio, raffiguranti S. Francesco e l'Immacolata Concezione. Vari Autori hanno, sottolineato I'importanza storico-artistica della Chiesa di S. Antonio, come piccolo ma interessante museo dell'arte barocca d'Abruzzo.

Intanto il Convento ha perduto gran parte dei suoi ospiti abituali. La popolazione di Scurcola teme molto per le sorti del Convento che già ora ha esigenze non trascurabili di manutenzione. Essa spera fortemente che Don Gelmini e il Comune di Scurcola sappiano trovare una idonea soluzione perché in Convento resti vivo e assolva, anche in futuro, compiti consoni alla sua secolare tradizione di cristianità e di cultura.

 

 

 



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