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CAPPELLE DEI MARSI
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di Giuseppe Grossi
articolo
tratto dal volume SCURCOLA MONUMENTA
Il territorio di Scurcola Marsicana presenta due
evidenti esempi di castelli medievali:
sull'altura di Monte S. Nicola, dominata dalla
croce di ferro, e sulla sommita dell'attuale
centro storico con l'evidente mole della
rinascimentale Rocca Orsini. Meno conosciuto il
primo, sovrapposto ad un precedente insediamento
fortificato italico, per sua posizione apicale e
per gli scarsi resti, mentre il secondo ha
conosciuto una maggiore fama per l'imponenza
della struttura muraria, per la sua importanza
nella storia dell' architettura fortificata
italiana e per l'attribuzione della sua
trasformazione, da castello medievale a rocca
rinascimentale, al famoso architetto senese
Francesco di Giorgio Martini).
L'attuale struttura fortificata del Castello
Orsini si presenta nella sua fase rinascimentale
con una pianta triangolare dotata alla base da
due torrioni cilindrici sugli spigoli e un
bastione, di forma semiovata, sul pun-tone a
nord-ovest. A questa rocca apicale posta a quota
768, si contrapponevano i quattro recinti murari
dell'insediamento umano di Scurcola che, con
impianto trapezoidale su pendio e dotato di
successivi torrioni cilindrici rompitratta
rinascimentali, racchiudeva il burgo
medievale. La ripulitura parziale della parte
interna del Castello Orsini di Scurcola
Marsicana, sia dai crolli sia dalla vegetazione,
attuata dai soci degli Archeoclub abruzzesi di
Pescara e della Marsica dal 1997 e le attuali
fasi di restauro, hanno permesso una prima
lettura delle strutture e delle fasi
cronologiche del manufatto fortificato.
Gli interventi di ripulitura e parziale scavo
hanno evidenziato, nelle vicinanze dell'ingresso
rinascimentale principale sopraelevato del lato
sud-ovest, resti di un muro che divideva il
piccolo cortile d'ingresso del versante sud e da
cui ci si immetteva su un secondo,
caratterizzato da una pavimentazione rocciosa,
su cui si aprivano due ambienti ed una scala.
Gli ambienti individuati sono caratterizzati dal
crollo di due portali ad arco ogivale gotico e
dai resti di una cappellina interna dedicata a
S. Angelo a cui sono riferibili i numerosi
frammenti architettonici di epoca rinascimentale
e neoclassica rinvenuti ed ora conservati nella
torre angolare est. Sul versante nord-ovest si
sviluppa una scala rinascimentale,
ancora ben individuabile, che permetteva di
accedere ai piani superiori; scala che si
avvolge ad una piccola cistema a pianta
trapezoidale con volta a botte che sembra aver
condizionato nel tempo lo sviluppo
architettonico interno. La riserva d'acqua per
la sua posizione centrale e la pianta sghemba,
ha fatto ipotizzare una sua relazione, come
cisterna interim, con una torre-cintata relativa
alla prima fase di incastellamento dell'area
dell'XI-XII secolo. La ripulitura del cortiletto
centrale fino al livello di roccia ha portato
alla luce numerosi frammenti ceramici databili
fra il XIV e il XVIII secolo (Ceramica smaltata,
Maiolica Arcaica, Rinascimentale e Moderna) che
sono stati editi da Elisa Di Venanzio e Martina
Pantaleo.
I ritrovamenti testimoniano che nel corso del
Trecento e Quattrocento i lavori di sistemazione
degli interni approntati dai monaci cistercensi
e dagli Orsini dovettero essere consistenti,
tanto da asportare i livelli più antichi
nell'area del cortile interno. Sul settore delle
mura perimetrali nord-est, è stato ripulito il
secondo accesso sopraelevato del Castello, una
apertura minore relativa ad una posterla
rinascimentale caratterizzata da uno stretto
corridoio interno dotato di una scalinata che
dal puntone (mastio) sopraelevato
permetteva di raggiungere l'esterno.
L'esame del corridoio ha permesso di riconoscere
la successione di tre recinzioni difensive
contenenti, inglobata nella muratura, una
torretta-rompitratta ad "U" relativa alla
recinzione duecentesca: lo stesso è verificabile
sul recinto del lato sud-ovest dove un grosso
crollo ha evidenziato le tre murature in
successione, una torretta-rompitratta e l'inizio
del puntone della seconda fase. Sulle murature
perimetrali interne (sud-est e nord-est e sul
puntone a nord-ovest) si sono evidenziate
numerose feritoie da arciera duecentesche,
strombate verso l'interno e chiuse dalle
successive murature trecentesche e
rinascimentali. Dall'esame delle
strutture emerse con relativo materiale ceramico
e frammenti architettonici, si pub tracciare un
primo profilo cronologico del Castello di
Scurcola in quattro fasi.
La prima fase, dell'XI-XII
secolo, ancora da perfezionare, è forse
documentata da una piccola torre sghemba
(torre-cintata) con cisterna intern, molto
simile, come pianta, a quella del vicino
"Castello Vetoli" di Corcumello (AQ).
Una piccola torre racchiusa da un recinto
quadrangolare in opera incerta medievale, spesso
cm 80 a tre metri in elevato, dotato
probabilmente di alte feritoie ("arciere") ed
ingresso sul versante sud-est, verso il
sottostante borgo e, probabilmente, dotato di
battiponte esterno. I recenti lavori di
ripulitura e restauro hanno riportato alla luce,
sul sito della cappellina di S. Angelo,
l'ingresso originario dotato, all'esterno, di
un'arco a tutto sesto. All'inizio di questa
prima fase (XI secolo) si pub ipotizzare
l'appartenenza del manufatto militare di
Sculcule, insieme con il sovrastante
incastellamento di Ponte sul Monte S.
Nicola, ad un esponente della Contea dei Marsi
del ramo carseolano, probabilmente Oderisio II,
giacche a meta del successivo secolo, negli anni
1150-1169, abbiamo le fortificazioni scurcolane
in mano ai suoi discendenti Taino e Rainaldo
De
Pontibus
definiti nei documenti normanni «Filii
Oderisii».
A questo primo incastellamento facevano
riferimento gli homines raccolti intorno
alle sottostanti chiese «Sancti Thomae,
Sancti Angeli, Sancti Aegidi cum titulis suis —
in Sculpola», citate nella Bolla di Clemente
III del 1188 e di cui quella di S. Egidio
costituiva la pieve. E' possibile, vista la
consistenza del feudo di Sculcule a meta
del XII secolo con la sua rendita di ben quattro
milites e le sue numerose chiese, che in
questa periodo la torre-cintata superiore fosse
in relazione con it recinto del borgo segnato,
alla base, dal percorso di Via Portella e Via
della Scuola.
La seconda fase, della meta del XIII
secolo, è caratterizzata dall'aggiornamento del
recinto con la realizzazione di un puntone
avanzato verso il monte; quindi un recinto
pentagonale dotato di almeno tre
torrette-rompitratta ad "U" su tre lati e,
probabilmente, anche di due sul puntone, nelle
vicinanze degli angoli ottusi. Sul perimetro,
alla base interim, furono aperte numerose corte
feritoie ("saettere") per it tiro con l'arco
corto e balestre ormai ampiamente diffuse in
tutta l'Europa. Nell'area del puntone a
nord-ovest, in posizione sopraelevata, fu
ricavata una torre quadrangolare (m 7x7)
ammorsata diretamente sulle murature del puntone
dotato di feritoie ("saettere") su due livelli e
più alta delle murature perimetrali del recinto.
La parte interim era probabilmente occupata
dalle riserve idriche e dalla torretta centrale
ridotta in altezza con, forse, tre ambienti
affiancati. Il puntone a filo, è in opera
incerta medievale, presenta gli spigoli ottusi,
cuciti sulle precedenti murature, con blocchi
ben rifiniti; lo stesso si verifica negli
spigoli delle torrette ad "U". L'ingresso
originario era difeso sul lato destro da una
torretta ad "U" con it tiro di fiancheggiamento
laterale, mentre all' interno sull'ambiente di
fianco fu aperta una feritoia in direzione del
passaggio dall'esterno. Anche le murature del
recinto del burgo su pendio probabilmente
furono dotate di torrette angolari, mentre gli
spigoli del recinto alla base furono rinforzati
con cuciture a grandi e medi blocchi come si pub
osservare sul lato destro di Porta Portella in
cui lo spigolo ottuso est della recinzione
duecentesca si trova inglobato in un successivo
torrione cilindrico del Rinascimento (XVI secolo
a.C.).
Dai documenti sappiamo che nel 1269 Scurcola era
posseduta da Oderisio De Pontibus, figlio
di Andrea De Pontibus miles di
Tagliacozzo, che era un sostenitore di Carlo I
d'Angiò: è possibile che allo stesso sia da
attribuire la costruzione di questo iniziale
castello di Scurcola; il feudo era però tenuto
da Oderisio per una quarta parte, mentre altra
quarta parte era proprietà di Rosanie De
Pontibus figlia di lohanne De Pontibus.
Dopo la cosiddetta "Battaglia dei Piani
Palentini" del 1268, la creazione da parte di
Carlo I d'Angib della grandiosa abbazia
cistercense di S. Maria della Vittoria, porta
nel 1277 alla concessione del re ai Cistercensi
dei vicini «castrum Sculcule in Aprucio»
e «Castrum seu Villam que dicitur Pontes in
Aprucio», naturalmente della parte spettante
al demanio regio. Solo con la mode di Rosaria De
Ponte nel 1278 e la rinuncia di Oderisio dei
suoi possessi scurcolani in cambio della terza
parte del castro di Pettorano vicino Sulmona, i
monaci di S. Maria della Vittoria ebbero reale
possesso di Ponte, Scurcola con il suo castello.
La terza fase, della meta del
XIV secolo, è attribuibile alla presenza dei
monaci Cistercensi di S. Maria della Vittoria di
Scurcola con una nuova trasformazione del
castello. Le murature del vecchio maniero
duecentesco furono accresciute fino al totale
spessore di m 2,60 con l'aggiunta di una
foderatura esterna, larga m. 1,80 e dotata della
scarpa di base e di superiore apparato a
sporgere merlato. Le vecchie arciere aperte
all'esterno furono chiuse e le torrette
rompitratta furono parzialmente inglobate nella
nuova muratura, ma dotate di scarpa alla base e
un efficiente apparato a sporgere. Il vecchio
ingresso verso il borgo fu chiuso dalla nuova
foderatura con l'apertura di un nuovo ingresso
sopraelevato sul versante sudovest; è probabile
che sul versante di ingresso originario fosse
realizzato un fossato per creare una netta
separazione fra il potere feudale e gli
angariati homines de Sculcyle.
Nell'interno furono migliorati gli ambienti
aperti sul cortile centrale, mentre il puntone
ed il relativo mastio rimasero nella loro
fase duecentesca ad esclusione del raddoppio
della muratura esterna, scarpata alla base, e
probabile apparato a sporgere. Credo che it
castello medievale sia sostanzialmente rimasto
in questa forma fino a Virgilio Orsini. La
storia del maniero per gli inizi del XV secolo è
complessa: agli inizi del Quattrocento, infatti,
ma probabilmente gia al termine del Trecento, it
castello di Scurcola era caduto in mano del
demanio regio di Napoli con rivendicazioni e
tentativi di recupero da parte di Giacomo Orsini
e la badia di S. Maria della Vittoria: il
definitivo possesso da parte di Giacomo Orsini
avvenne solo nel 1426.
La quarta fase, della fine del XV secolo,
è attribuibile a Virgilio Orsini con il
sostanziale apporto progettuale di Francesco Di
Giorgio Martini, come per il vicino castello di
Avezzano datato 1490. Lo spessore murario fu
ampliato con l'aggiunta di una terza fasciatura
esterna larga mediamente m 1,40 dotata di fori
per cannoni e merloni superiori su beccatelli in
mattoni. Furono realizzati i due torrioni
cilindrici angolari inferiori, dotati di fori
per colubrine, e l'ingresso minore sul lato
nord-est. Il puntone fu avvolto da un nuovo
bastione avanzato a forma semiovata dotato di
fori per cannoni sull'attacco delle cortine
rettilinee, accessibile da due scalinate
laterali. Nell'interno il mastio fu reso
pentagonale e collegato a due ambienti
triangolari sorti ai lati tramite la creazione
di nuovi inserti murari. La vecchia cisterna fu
avvolta da una scala che permetteva l'accesso al
mastio tramite due ambienti triangolari
di passaggio alle cannoniere interne ed
ai piani
superiori. L'interno fu ulteriormente suddiviso
con la creazione di una piccola cappella,
dedicata a S. Angelo, sul lato sud-est in
corrispondenza dell'originario ingresso al
maniero: infatti, sulla foderatura trecentesca
fu ricavata la piccola abside semicircolare
affrescata dall'immagine di Dio e di S. Angelo.
Anche le due stanze sul fianco destro del
cortile furono dotate di due nuovi ingressi
dotati di poderosi archi ogivali di pieno stile
gotico.
L'ingresso maggiore sul versante sud-ovest fu
dotato di nuovo ponte levatoio con portale
rinascimentale sormontato dallo scudo degli
Orsini con sottostante iscrizione dedicatorio
della rocca; scudo ed iscrizione erasi,
probabilmente, nel 1497 per damnatio memoriae
durante il primo anno di possesso dei
Colonna. Il simbolo scudiforme degli Orsini fu
eraso solo nelle parti in cui erano le insegne
della famiglia (tre strisce oblique con rosetta
superiore) e furono risparmiate le campiture con
i simboli aragonesi. Dall'esame della tabella
abrasa rimasta, il confronto con quella di
Avezzano (la nostra è più lunga, quella
avezzanese più larga) e dalle aree erase dalla
scalpellatura, si può tentare un'ipotesi
ricostruttiva dell'iscrizione scurcolana di
Virginio Orsini prendendo come base it testo di
Avezzano:
GENTILIS . VIRGINIVS . VRSINVS . CVM . AVITVM .
IVS . PARVM . SVCCEDERET . BELLIC . VIRTVTIS .
CAVSSA . RELICTVM . A . MAIORIBVS . HAEREDIVM
RECVP . AVXITQ .
XISTI .
IIII
. PONT . MAX . COPIIS . TER . VICTOR .
PRAEFVIT IN . ETRVRIA . LATIOQ . ET . GALLIA .
EXERCITVS. FERDINANDI . REG . SICIL .
IMP . VARIOS . MOTVS . REPRESSIT
.
DELEVITQ . REMQ . RESTITVIT . POSTQ . BELLOR .
FELICES . SVCCESS .
ARCEM . SCVLCVLA. SEDITIOSIS . EXITIVM .
A . FVNDAMENT . POS .
MCCCCLXXXX
L'episodio più importante dell'utilizzo militare
del maniero di Scurcola in età Rinascimentale è
legato allo scontro fra Orsini e Colonna durante
la guerra fra gli Aragonesi di Napoli ed i
Francesi agli inizi del Cinquecento: infatti,
gli Orsini si schierarono dalla parte francese,
mentre i Colonna dalla parte del re Federico
d'Aragona, divenuto reggente di Napoli net 1496;
Giovanni Giordano Orsini ne approfitto per
riconquistare i feudi abruzzesi della sua
famiglia entrando a sorpresa nel feudo di
Tagliacozzo, di cui suo fratello Carlo era gia
stato nominato governatore, strappando cosi
tutto l'Abruzzo al dominio della corona
aragonese. L'intervento degli Orsini provocò la
discesa in campo di Fabrizio Colonna, fedele al
re ed al partito degli Aragonesi, che nel 1501
seppe riconquistare le terre abruzzesi con una
utile alleanza con i potenti Cantelmi di Popoli.
Il suo capitano Paolo Marzano, infatti,
riconquistò per i Colonna la maggior parte dei
feudi marsicani, quando solo le universitas
di Tagliacozzo e Scurcola resistevano
accanitamente ai suoi assedi. Fu proprio la
rocca di Scurcola ad essere utilizzata da Fabio
Orsini che, asserragliatosi nel suo interno con
i suoi seguaci scurcolani, opponeva dura
resistenza "e poiché per espugnarla non
bastavano le forze del Marzano, sopraggiunse in
tempo Fabrizio Colonna con molti fanti e
cavalieri. Da per tutto fu ricevuto col grido
festoso di Colonna Colonna, Popolo Popolo",
determinando così la fuga del suo avversario
che trovò, rifugio nel suo vicino castello di
Corvaro. Con
i Colonna, possessori definitivi del castello
dal 1501, il maniero perde d'importanza perches
i nuovi feudatari preferivano risiedere
preferibilmente, oltre Tagliacozzo, nella rocca
di Avezzano, trasformata, poi, in palazzo da
Marcantonio Colonna. La sua utilizzazione
cinquecentesca e relativa alla probabile
presenza di una piccola guarnigione e di un
carcere locale.
Interessante appare la più antica descrizione
del castello da parte del Febonio che asserisce
che: (traduzione italiana) "gli antenati degli
Orsini innalzarono una rocca quadrangolare con
torri rotonde agli angoli, la quale rocca,
tornata la pace nella provincia, fu adibita a
carcere per i delinquenti". Interessante appare
la notizia riportata dal Corsignani nel
Settecento, che ricorda il possesso della prima
fortificazione da parte dei De Pontibus e
dei successi miglioramenti degli Orsini:
"Tuttavia la Fortezza Scurcolana fu poi
accresciuta dagli Orsini con vari
fortificamenti e Torn inespugnabili".
Il settecento vede un nuovo conflitto fra i
Colonna e la Curia napoletana che rivendicava ii
possesso del castello scurcolano: nel 1768,
grazie all'abilita dell'avvocato Aloi, i Colonna
ebbero sentenza favorevole e quindi la
riconferma ufficiale della loro proprietà sul
ofeudum Scukulae» e, quindi, sulla rocca che
sovrastava l'abitato.
Nei secoli successivi non vi furono
ristrutturazioni degne di nota ad esclusione a
quelle relative al terremoto del 1706, che sono
ancora leggibili (archi a sesto ribassato e
rifacimenti delle cortine degli ambienti
interni), e le successive che portarono alla
realizzazione della piccionaia sul torrione
angolare sud che a visibile in foto panoramiche
di Scurcola degli inizi del Novecento.
Di nessuna consistenza storica ed archeologica
sono le ipotesi della presenza di una torre di
eta romana nell'interno del Castello Orsini. In
realtà, visto it nome longobardo di Sculcule
e la presenza sul pendio sudovest
dell'attuale abitato di una chiesa dedicata a S.
Angelo, si può pensare ragionevolmente
all'esistenza di un posto di guardia longobardo
sul ponte della Raffia posto vicino a S. Egidio.
La stessa inconsistenza hanno le ipotesi, fatte
a pia riprese dal Seicento (Cluverio e Febonio)
ai nostri giorni, di riconoscere sul posto di
Scurcola Marsicana la citta di Cuculum
citata nella Geografia di Strabone, posta nelle
vicinanze della Via Valeria presso Alba: in
realtà il geografo greco si riferiva alla città
sede del municipium relativo alle
popolazioni equicole dell'odierno Cicolano,
Aequiculum da cui il tardo e popolare
Ciculum.
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