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Il giorno 16 Gennaio
2011 nella S. Messa delle ore 11,00 il Parroco
Don Nunzio D’Orazio, ha benedetto il nuovo
ambone della Chiesa della SS. Trinità,
gentilmente donato alla Parrocchia da una
benefattrice. E’ il primo passo del progetto di
adeguamento liturgico della bella chiesa
parrocchiale (sec. XVI°) fortemente voluto ed
ideato dal Parroco su progetto dell’Arch. V.
Storione. Posto sulla gradinata che porta al
presbiterio, come una cerniera tra l’aula
dell’assemblea dei fedeli e il l’assemblea dei
chierici celebranti, come a ricordare che è la
Parola di Dio ad unire tutto l’insieme del
popolo di Dio. E’ inserito in modo armonico
nella stile della chiesa. E’ realizzato in marmo
di Carrara come la retrostante balaustra del
‘700, riprendendone le linee e
gli specchi.
Riprende anche le forme del pulpito seicentesco
in legno ancora oggi presente in Chiesa, ha in
più la parte convessa, una rotondità in
corrispondenza del leggio che ricorda che il
Vangelo va’ predicato a 360 gradi “Andate in
tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura”
(Mc 16,16).
Nella parte convessa sono incisi: l’agnello
immolato per noi, crocifisso e risorto e i
simboli dei quatto evangelisti così come
descritti in Apoc. 4, 7. E’ sormontato da
un’aquila che regge Vangelo:
Evangelium super aquila legitur;
l’aquila vola più in alto di tutti, quindi è
stata scelta per reggere la Parola di Dio e
diffonderla il più possibile “ e volava, si
librava sulle ali del vento” (Salmo 18,10);
inoltre l’evangelista Giovanni, simboleggiato
dall’aquila, “.. giunse per primo al sepolcro”
(Gv 20, 4), l’ambone è infatti un
monumentum resurrectionis,
il monumento della tomba vuota di cui Giovanni è
testimone oculare. Qui si proclama:
Cristo è risorto,
indipendentemente dal brano che si sta leggendo:
La Pasqua è la pienezza della rivelazione. Chi
sale all’ambone quindi va a proclamare la Parola
di Dio in termini pasquali. E’ affiancato nella
parte destra da una colonna porta cero pasquale;
il cero simboleggia la colonna di fuoco che
guidava gli israeliti attraverso il deserto del
Sinai durante l’esodo (Es. 13,21 – 22).
L'AMBONE
di DON PAOLO FERRINI
Direttore Ufficio
Liturgico Regionale e Diocesano
Dopo molti anni di
progettazione e di lavori, finalmente giunge a
compimento il restauro della chiesa parrocchiale
di Scurcola Marsicana, e si comincia a porre
mano a quello che tecnicamente chiamiamo
adeguamento liturgico,
cioè il rendere fruibile, per la liturgia
riformata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, lo
spazio di una chiesa costruita e pensata nel
passato.
Le nostre chiese, pur
essendo degli scrigni di arte, non sono però dei
musei, ma sono dei luoghi in cui abita una
comunità “viva”, che celebra una liturgia
“viva”. Ogni comunità ha bisogno di uno spazio
adeguato e capace di accogliere una celebrazione
che possa svolgersi nel pieno rispetto delle
norme liturgiche vigenti nella Chiesa cattolica.
Questo è il motivo principale e vincolante che
deve spingere le diverse comunità a pensare e
progettare un adeguamento liturgico della
propria chiesa parrocchiale.
Il prima passo per
l’adeguamento della chiesa parrocchiale della
SS. Trinità è la realizzazione di un
ambone,
cioè
il luogo
della proclamazione della Parola di Dio.
Non sempre nelle nostre
chiese c’è uno spazio destinato al luogo della
proclamazione della Parola di Dio. Esso il più
delle volte – purtroppo! – è sostituito da un
semplice leggio che non dice nulla e soprattutto
a volte non riesce neanche a svolgere la sua
funzione che è quella di reggere il lezionario e
l’evangeliario. Parlare di ambone e vedere nelle
nostre chiese dei leggii traballanti non è molto
coerente, ma vogliamo parlare adesso di ambone
pensando agli amboni, quelli veri, e sperando
che in futuro si possa non solo sentir parlare
di ambone ma anche vederlo nelle nostre
assemblee come luogo dignitoso della parola e
come (perché questo significa l’ambone)
monumento alla risurrezione di Cristo, segno
muto ed eloquente, per le nostre assemblee,
della tomba vuota.
L’ambone ha una sua
storia, come l’altare, e parte da lontano, nel
periodo del dopo esilio. Ascoltiamo la sua
narrazione dal libro di Neemia: «Il
primo giorno del settimo mese, il sacerdote
Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli
uomini, delle donne e di quanti erano capaci di
intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti
alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce
fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini,
delle donne e di quelli che erano capaci di
intendere; tutto il popolo porgeva l'orecchio a
sentire il libro della legge. Esdra lo scriba
stava sopra una tribuna di legno, che avevano
costruito per l'occorrenza e accanto a lui
stavano, a destra Mattitia, Sema, Anaia, Uria,
Chelkia e Maaseia; a sinistra Pedaia, Misael,
Malchia, Casum, Casbaddàna, Zaccaria e Mesullàm.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il
popolo, poiché stava più in alto di tutto il
popolo; come ebbe aperto il libro, tutto il
popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il
Signore Dio grande e tutto il popolo rispose:
«Amen, amen»,
alzando le
mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la
faccia a terra dinanzi al Signore»
(Ne 8, 2.5-6; questo brano si potrebbe leggerlo
nella sua interezza dal v. 1 al v. 10). È una
liturgia della Parola quella che si sta
svolgendo e per la prima volta si pone in
risalto questa tribuna alta, quasi come una
torre, dalla quale viene annunciata la Parola
che scende sul popolo radunato. “Come
la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi
ritornano senza avere irrigato la terra, senza
averla fecondata e fatta germogliare, perché dia
il seme al seminatore e pane da mangiare, così
sarà della parola uscita dalla mia bocca: non
ritornerà a me senza effetto, senza aver operato
ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per
cui l'ho mandata»
(Is 55, 10s).
è
una Parola che scende
dal
cielo sul popolo
riunito per operare la conversione attraverso
l’ascolto del Signore che parla. Nelle sinagoghe
di Israele la Parola veniva proclamata da una
tribuna alta. Anche Gesù nella sinagoga di
Nazareth si alzò a leggere le Scritture (Lc 4,
16-30). L’ambone è il luogo privilegiato per
l’annuncio della Parola, della buona notizia,
dell’Evangelo.
Quando la comunità si
riuniva nelle case per l’eucaristia certamente
il luogo non permetteva di avere uno spazio
specifico per la proclamazione della Parola ma
in seguito le comunità costruirono luoghi per la
celebrazione e probabilmente dalla sinagoga
presero
la tribuna di legno per la lettura delle
scritture. Costruirono così i primi amboni.
Ambone
significa principalmente
luogo alto,
luogo in cui per accedere si deve
salire in alto
quasi come una torre. Gli amboni furono
costruiti proprio così come luoghi alti su cui
bisognava salire.
La proclamazione della
Parola di Dio - sempre! – è una proclamazione
pasquale. Quando si proclamano le Scritture si
annuncia il Cristo e il suo mistero pasquale. Il
contenuto di ogni celebrazione liturgica è
sempre la stessa pasqua, culmine di tutta la
storia della salvezza. E se nella celebrazione
si fa memoria della pasqua del Signore e
l’annuncio è quello della Pasqua, l’ambone non
può non richiamare alla mente la tomba vuota, da
dove l’angelo della risurrezione (il diacono)
annuncia la vittoria di Cristo sul peccato e
sulla morte, e la tomba stessa diventa
testimonianza di questa vittoria del Signore. La
tomba vuota ha un’importanza fondamentale nel
racconto degli evangelisti, questo racconto
attesta e conferma da sempre il messaggio
pasquale ed è per questo che l’ambone è
l’immagine costruita nello spazio di questo
importante annuncio.
L’ambone è il monumento alla risurrezione di
Cristo
perché esso stesso è memoria, è segno del
ricordo della tomba vuota, è testimonianza
significativa che ci consente di raccontare e
tramandare la memoria della risurrezione, ne è
un segno evidente, un indizio, una prova.
Guardando all’ambone
(e noi che ci troviamo in Abruzzo possiamo
pensare ai tanti amboni antichi che sono
conservati nella nostra regione!) vedo il
giardino dove c’era una tomba nuova che al
mattino del primo giorno della settimana le
donne hanno trovata vuota; vedo Giovanni (è
l’unico evangelista che è testimone oculare del
sepolcro vuoto, per questo negli amboni antichi
– e qualche volta anche in quelli moderni - c’è
sempre l’aquila simbolo di questo evangelista)
che arriva al sepolcro e con Pietro
vide e credette;
incontro le donne (le mirrofore) che insieme ai
loro profumi sono portatrici di un grande
annuncio: “Cristo è risorto!”; e nel ministero
del diacono ascolto ancora una volta il grande
annuncio dell’angelo il mattino di pasqua: “Non
cercate tra i morti colui che è vivo. È
risorto!”.
Altare e ambone due
luoghi importanti per la celebrazione, due
fuochi, due poli ove si svolge la liturgia.
Altare e ambone che ci ricordano l’uno
l’importanza del sacrificio del Signore per noi
e la grazia che riceviamo quando siamo invitati
alla cena del Signore, e l’altro la necessita di
ascoltare ogni Parola che esce dalla bocca del
Signore, di ascoltare il Figlio prediletto del
Padre, di ascoltare il Verbo di Dio per avere in
noi la vita.
Altare e ambone ove la
Sposa (la Chiesa) si nutre al banchetto
dell’unico Sposo e Signore Gesù Cristo che per
lei si è fatto Parola e Pane di vita.
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